“Il Signore ci offre la possibilità di scegliere sempre di nuovo di essere riconfermati nella gioia”.

(Commento al Vangelo di don Mario Pagan)

Dopo un tratto di strada penitenziale, la Chiesa concede ai suoi figli un giorno di gioia per gustare un piccolo anticipo della gioia pasquale. Questa quarta domenica di quaresima prende il nome di domenica laetare, della letizia.

Dio si è fatto uomo per dare una chiara dimostrazione del suo amore infinito e misericordioso, un amore così grande che l’ha spinto ad abbassarsi fino a noi. Chi crede in Gesù Cristo, crede che il Padre lo ha mandato per un eccesso del suo amore: pertanto, la croce, che era considerata ignobile strumento di morte, diventa simbolo di salvezza, di vittoria e di gloria.

Gesù crocifisso è un sacrificio di soave odore, e noi che partecipiamo della sua vita e della sua morte e risurrezione, cercando di uniformarci a Lui con un amore generoso e fattivo, possiamo diffondere nel mondo il buon profumo della sua carità.

Dobbiamo quindi coltivare l’amore per la croce di Gesù; questo non significa soltanto avere buoni sentimenti o baciare il crocifisso come un oggetto di devozione, ma richiede soprattutto che impariamo ad accettare la croce che si presenta a noi di giorno in giorno nelle sofferenze fisiche e morali, nelle fatiche e nelle difficoltà, in tutto quello che non appaga la nostra natura e che rende la vita come un cammino arduo in salita.

Quante cose dovremmo riuscire a non respingere e a non vivere con turbamento, amarezza e rabbia, cercando invece di abbracciarle pazientemente dicendo: “Accetto questo sacrificio che mi unisce a Gesù crocifisso, come corrispondenza al suo amore e per la salvezza dei miei fratelli”.

Innalzato sulla croce, Gesù ha il potere di salvare tutti quelli che si rivolgono a Lui. C’è però ancora il dramma del rifiuto, perché “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce”; l’uomo riceve la salvezza se vuole, è libero di scegliere e quindi di accogliere o respingere la luce e la vita.

Se viviamo in Cristo, siamo in grado di camminare alla presenza di Dio e di operare anche noi il bene, perché riceviamo la bontà di Dio e la manifestiamo nella nostra vita. E’ questo il messaggio essenziale di questa domenica in cui il Signore ci offre la possibilità di scegliere sempre di nuovo di essere riconfermati nella fede, nella grazia della salvezza, perciò nella gioia.

Amare significa infatti donarsi e sacrificarsi; Dio ci ha amato e ci ha dato il suo Figlio, che si è sacrificato per noi; la sua croce diventa sorgente di salvezza e di gioia per noi. Nella misura in cui crediamo e ci doniamo, secondo la volontà di Dio, anche noi sperimentiamo la gioia dell’amore perché: “chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui”. (1 Gv 4,16).

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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