San Vitale 2026: la festa di un popolo sotto lo stesso patrono
San Salvo oggi ha respirato l’aria delle sue radici più profonde. La festa di San Vitale, patrono della città, non è solo un appuntamento liturgico: è il giorno in cui l’intero popolo — tutto il popolo, come amano ripetere i sansalvesi — si riconosce parte di una stessa storia, di una stessa protezione, di una stessa benedizione.
In questa intensa giornata, iniziata con la sfilata dei carri per le vie del paese, la rievocazione dell’arrivo delle reliquie, e la solenne celebrazione del mattino non esistono differenze: chi è nato qui e chi è arrivato dopo, il bambino più piccolo e il nonno di 99 anni, tutti camminano sotto lo stesso cielo e sotto lo stesso patrono. È la festa che unisce, che ricuce, che ricorda che una comunità è fatta di volti, di mani, di generazioni che si intrecciano.
La solenne concelebrazione della sera
Tutti e quattro i parroci di San Salvo hanno concelebrato insieme a Messa conclusiva della sera, segno di una Chiesa che cammina unita: don Raimondo Artese, don Antonio Totaro, don Gianluca Catania, don Antonio Totaro e don Vincenzo Giorgio. Una presenza corale che ha dato alla celebrazione il sapore della comunione e della corresponsabilità pastorale. Presenti anche le autorità civili e i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle autorità militari.
Le parole di don Raimondo: “L’amore è nei gesti, non nelle parole”

Durante la sua omelia e nei ringraziamenti finali, Don Raimondo ha toccato le corde del cuore, invitando tutti a riflettere sulla sostanza del nostro essere cristiani e cittadini.
“Dio c’è e ci ama come una mamma che rimbocca le coperte al figlio che dorme,” ha esordito Don Raimondo durante l’omelia, ricordando come spesso la grazia di Dio agisca in silenzio, senza che noi ce ne accorgiamo. Il parroco ha poi lanciato un monito contro la superficialità dei nostri tempi: “Il ‘ti amo’ non sono parole, non sono i ‘like’ o i cuoricini che mettiamo sui social. Vivere la Parola significa cambiare, non serve dire trenta rosari al giorno se poi giudichiamo e condanniamo gli altri. La testimonianza è nel cambiamento del cuore.”
Il ringraziamento ai “Custodi delle Tradizioni”
Con lo sguardo rivolto alla complessa realtà di una San Salvo cresciuta velocemente, Don Raimondo ha espresso un profondo ringraziamento ai volontari: “Una volta il paese era piccolo, oggi è una grande città e non è facile soddisfare le esigenze di tutti,” ha riconosciuto con umiltà. Un pensiero speciale è andato a chi, con mani instancabili, ha preparato i simboli della nostra festa: i taralli e le sagnitelle.
“Tante cose a volte le diamo per scontate,” ha sottolineato Don Raimondo, invitando a non dimenticare il sacrificio e l’amore che si celano dietro ogni piccolo gesto comunitario. È nel profumo di quei taralli e nel lavoro silenzioso di chi si mette al servizio che si ritrova il senso vero dell’essere comunità.
La festa si chiude, ma resta nell’aria l’invito finale di Don Raimondo: “Speriamo di saper riconoscere la voce di Dio in mezzo al rumore della vita e di fidarci della Sua mano che ci custodisce.”
San Salvo torna alla sua quotidianità, con la consapevolezza di non essere un insieme di individui, ma un popolo che cammina insieme, protetto dal coraggio e dalla luce di San Vitale e della sua famiglia.
Nel suo intervento finale, don Raimondo ha parlato con il cuore di un padre che conosce bene la sua comunità.
Il suo ringraziamento è stato ampio e sincero: alla comunità intera, ai volontari, in modo particolare, a chi ha preparato taralli e salitelle, custodendo tradizioni che rischiano di perdersi, a chi ha lavorato dietro le quinte perché la festa fosse davvero di tutti. Le sue parole hanno restituito dignità a ogni gesto, anche il più semplice, ricordando che una festa popolare vive solo se c’è un popolo che la sostiene.
Una festa che dice chi siamo
La festa di San Vitale non è solo un evento religioso: è un ritratto della città. È la prova che un popolo è davvero popolo quando cammina insieme, quando riconosce la propria storia, quando celebra non solo un santo, ma la propria identità condivisa. Oggi San Salvo ha mostrato ancora una volta la sua anima: una comunità viva, variegata, cresciuta, ma ancora capace di ritrovarsi attorno a ciò che conta. Sotto lo sguardo di San Vitale, tutti siamo figli della stessa protezione.

