Ogni domenica siamo chiamati a incontrare una Persona Umana e Divina: il Vivente
Commento al Vangelo di don Gianluca Bracalante
“La Chiesa così com’è, almeno in Occidente, non ha più fuoco dentro di sé. Semplicemente non attira, non attrae, non illumina, non riscalda, non trasfigura. In una parola: non interessa. Nessuno o quasi si aspetta più nulla da lei. È semplicemente irrilevante”. A questa riflessione-sfogo, ma senza proposte concrete, di Armando Matteo risponde la Parola di Dio di questa domenica e rivela che ogni comunità, diventata sempre di più “fabbrica di ateismo”, è chiamata ad incontrare ogni giorno non la mia associazione, il mio movimento, il parroco e la sua lobby o la mia guerra contro gli altri, ma una Persona Umana e Divina: il Vivente. La Chiesa tornerà credibile e vivibile quando nessuno si sentirà offeso e trascurato nella sua natura (Prima lettura) e quando sarà Casa per tutti (Vangelo).
La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci presenta la storia della prima comunità di Gerusalemme, in cui sorse un conflitto interno perché le vedove di cultura e lingua greca non erano rispettate e non ricevevano la stessa cura delle vedove di cultura e lingua ebraica. Come si supera il conflitto? Applicando la sinodalità. Che vuol dire sinodalità? Significa “collocarsi nel cuore della realtà umana, sociale, ecclesiale e rimanerci non con un atteggiamento di potere o di vantata superiorità morale, ma aperti ad imparare da tutti” (Serena Noceti). La pagina degli Atti degli Apostoli indica che i conflitti nelle parrocchie, ma in qualsiasi luogo, si superano solo se ci sono tre passaggi:
- Ascolto reciproco: “I Dodici” non impongono decisioni dall’alto; presiedono, coordinano e facilitano il processo. I dodici permettono che vengano esposte le posizioni di tutti.
- Discernimento comune: ogni “pietra viva” porta una prospettiva limitata che unite alle altre rivela la natura del problema e la via da seguire.
- La chiamata alla responsabilità: questo approccio non parte da un comando ma da una risposta volontaria in un contesto comunitario. È la complementarità dei doni: ognuno possiede doni unici e necessari.
Il Vangelo, infine, ci ricorda che la Chiesa deve diventare la Casa del Padre: non il monolocale del Diritto Canonico ma lo spazio dalle molte dimore del Vangelo. Questo significa che nel suo interno non siamo chiamati tutti alla stessa vocazione, ma che c’è un posto su misura per ogni diversità umana, nessuna esclusa. Una Chiesa dalle molte dimore comporta che ogni persona non è un “caso morale” da giudicare, studiare o escludere da ciò che neanche la Chiesa può escludere, ma ospite atteso e desiderato affinché il cuore turbato trovi pace nella misericordia della Trinità.
