Rallegrati
Commento alle letture don Giovanni Boezzi
Solennità dell’Immacolata Concezione
Pio IX, nell’enciclica Ineffabilis Deus del 1854, definisce questa verità di fede: «La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia e un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale». Questo è il nucleo teologico. Come ci invitano a celebrarlo le letture di oggi?
La Prima lettura ci porta all’istante immediato successivo alla caduta di Abramo ed Eva e ci offre una spiegazione straordinaria di cosa sia il peccato. Se si presta attenzione, infatti, i due progenitori non dicono: «Ho udito la tua voce nel giardino, ho avuto paura, perché ho trasgredito al tuo comando, e mi sono nascosto». No, hanno provato vergogna per la loro nudità, per la stessa condizione nella quale già si trovavano prima della loro trasgressione. Dunque cos’è il peccato? È mettersi fuori dal disegno di amore di Dio: più della singola azione, è la logica della vita in cui si vive. «Paura» e nascondimento da Dio, questo sono i sintomi di una vita lontana dal progetto del Padre; ed è bello notare che sin da subito il Padre comincia a fare il Padre, e si mette in cerca dei suoi figli: «Dove sei?».
Il Salmo anticipa le altre letture: «canto nuovo», «meraviglie», «vittoria», «salvezza», «giustizia», «amore», «fedeltà» sono solo alcune delle parole che ritmano queste testo. E sono la grande alternativa a quella paura provata da Adamo ed Eva. E sembra quasi che la Lettera agli Efesini prosegua il Salmo, più che un ritorno al giardino dell’Eden! Un’autentica promozione: infatti, chi eredita se non chi è figlio?
Il Vangelo tiene insieme tutto, come di consueto, rispondendo ad una domanda: come si passa dalla «paura» di Adamo ed Eva all’eredità annunciata da Paolo? Come si fa a smettere di scappare da Dio per accogliere, anche noi, l’invito che l’angelo rivolge a Maria: «Rallegrati!»? ovviamente per il tramite di Gesù: «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». E qui sta il ruolo insostituibile di Maria, con la sua disponibilità, una disponibilità «meditata»: quale esempio straordinario ci offre quella ragazza di Nazaret! Chiede ragioni all’angelo, domanda, obietta; nessun assenso a Dio è gradito se è passivo; Dio non ci guarda «dall’alto in basso», è disponibile a un confronto franco e da sempre propone, non impone, il suo disegno provvidenziale.
E allora, certo, oggi celebriamo l’unicità di Maria e il suo essere «piena di grazia», ma celebriamo anche il progetto del padre, che sin da subito si mise in cerca di noi, che mai smette di proporci gioia, vita, amore, canto.
L’eccezionalità di Maria sta nel cuore di questo itinerario: è ovviamente prerogativa sua, ma è anche chiamata per noi, è vocazione a non dimenticare che le nostre vite non attraversano solo un’epoca e un tempo, ma sono da sempre inscritte nel disegno di Dio, il Padre amorevole che incessantemente ci chiama: «Dove sei?», che ogni giorno contrappone alla nostra paura il suo invito: «Rallegrati!».
