“Quanto insegniamo ai nostri figli ad avere rispetto delle cose pubbliche e di riflesso di se stessi?”

La bellezza sa riempire i cuori e spesso questa va rispettata e conservata perché è un bene di tutti. Educare le nuove generazioni alla consapevolezza che ciò che li circonda sono beni di tutti e che appartengono, in primis, anche a loro, dovrebbe essere una priorità assoluta innanzitutto di ogni genitore e poi di tutti coloro che in qualche modo sono chiamati a percorrere pezzi di strada con i più giovani.

Non avere rispetto di ciò che appartiene alla comunità intera equivale a non avere rispetto di se stessi”.

Questo è stato il contenuto del senso di delusione che ha provato un cittadino di contrada Ributtini a Cupello quando, approcciandosi al gazebo costruito a ridosso della statua di san Francesco posta nella piazzetta della contrada e di cui si stava prodigando per organizzare la festa, si è trovato di fronte a questo scempio.

È una struttura che è stata costruita con il sacrificio e con il lavoro di tante persone e fa male al cuore che qualcuno la possa deturpare in nome di un divertimento che non può essere chiamato tale ma più propriamente “disprezzo di se stessi, la prima persona che dovremmo imparare ad amare“. Solo per citare alcune delle persone che hanno contribuito alla costruzione della struttura c’è il lavoro di coloro che si sono occupati dell’approvvigionamento della materia prima, della trasformazione, del trasporto, dell’assemblaggio ecc.. Dietro ogni lavoro ci sono mani di uomini che grazie al quel lavoro danno da vivere alle loro famiglie. E poi ci sono i cuori delle persone che hanno contribuito per semplice amore di un gigante della nostra storia, San Francesco e alla cui intercessione i residenti hanno voluto affidare il bene di tutte le persone che vivono in questa contrada.

La speranza è che queste parole giungano innanzitutto agli autori delle scritte e se giungono ai genitori che riconoscono nella scrittura le mani dei propri figli possano rimediare non tanto per il danno ma per l’amore che hanno per coloro che hanno generato.

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