Il parto: dolore e gioia che ti travolgono come un fiume in piena

Erano le tre del mattino della domenica del 29 agosto del 2004, quando mi svegliai con una improvvisa e grande sensazione di bagnato: avevo rotto le acque. Lo sgomento, l’impaccio e l’ansia di mio marito appena lo svegliai in quel momento così cruciale della nostra vita restano ancora impresse nei nostri cuori. Come ci avevano consigliato al corso pre-parto, la valigia per l’ospedale era già pronta, quasi sull’uscio della porta. Ma tutto aveva quel sapore di novità mischiata a tanta paura, un’attesa che sapevi, o meglio speravi che avrebbe avuto un esito incredibilmente bello, una nuova vita che veniva al mondo anche grazie al nostro sì: il generare di una coppia di sposi semplicemente per amore senza aspettarsi nulla in cambio se non dare amore.

Era tutto come in un sogno o in un film, sembrava quasi che quegli istanti non ci appartenessero. Appena arrivati in ospedale non c’era posto in reparto e temporaneamente solo per quella notte mi appoggiarono in una camera degli ambulatori di ginecologia. A ogni ora che passava saliva l’ansia non solo quella nostra ma anche delle nostre famiglie di origine. Ero continuamente monitorata dalle ostetriche, dei professionisti davvero stupendi che ti facevano percepire l’amore per quello che stavano facendo e soprattutto per la vita. Avevo contrazioni ma sembrava che ancora arrivasse il momento! A ogni contrazione m assalivano quei tremendi pensieri “Ma chi me lo ha fatto fare, se sapevo che costava così tanto non l’avrei fatto”. Per la stanchezza dormivo tra una contrazione e l’altra!

L’unica persona che ho voluto vicino a me in quei momenti è stato mio marito. Quando ricordiamo quei momenti così carichi di pathos mi sfotte dicendo “riuscivi a dormire persino tra una contrazione e l’altra”. Mi vedeva dormire e all’improvviso svegliarmi e lamentarmi per il dolore. Il tutto è durato da domenica notte fino alle 15 del lunedì pomeriggio. Fino all’ultimo istante sembrava che non volesse nascere. A un certo punto era rimasto incastrato a metà testa. Per diversi giorni portava sul viso il segno della nascita. Ma quando è giunto davvero il momento in cui è nato sono passata da quel dolore atroce a quella incredibile ed indescrivibile sensazione di gioia. Finalmente conoscevo quel minuscolo esserino che era cresciuto dentro la mia pancia e seppur non bellissimo perché sofferente, appena me lo appoggiarono sulla pancia mi venne d’istinto chiamarlo “Amore mio”. E pensare che non sono mai stata una che amava esternare i propri sentimenti!

Mi sentivo incredibilmente piccola davanti a tanta meraviglia. Non ci potevo credere che tutto questo stava succedendo proprio a noi!

Anche Gesù ha fatto menzione di questi momenti: «La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo». Queste parole descrivono quasi perfettamente le sensazioni di quegli istanti.

Da mamme spesso tendiamo a dimenticare tutto questo perché prese dai vari impegni della vita che giustamente scorre ma sono questi dei momenti di cui dovremmo fare spesso memoria per ringraziare Dio del meraviglioso dono della maternità e paternità e anche perché ci siano da maestri nel modo di amare i nostri figli.  

Oggi il nostro primo figlio ha quasi sedici anni e vedendolo oggi e ricordare i giorni in cui è nato fa semplicemente strano.  È come se l’adesso continuasse a inghiottire tutto il passato compresi quei giorni così cruciali delle nostre vite.

Ognuno è un essere unico e irripetibile e se da figlio vivi e basta da genitori a volte tutto diventa complicato: figlio si nasce, mamme e papà si diventa. L’arte della genitorialità è un’arte così complessa ma così pieno di bellezza, in cui non smetti mai di imparare e anche gli sbagli diventano dei tasselli che ci interpellano nel profondo e ci insegnano a crescere nell’amore di mamme e di papà. Col senno di poi tantissime cose le avrei vissute diversamente ma di sicuro con molte meno ansie e più serenità.

Che dono meraviglioso è la vita.

Essere mamma è una delle esperienze più belle e travolgenti di una donna. Ti rivoluziona letteralmente mente, cuore e l’intera vita. Ma essere mamma non sempre è facile e ancora di più a volte è difficile esserlo alla luce del Vangelo del Cristo vivente. Una meravigliosa avventura non sempre facile e fatta anche di tantissimi errori. Sono mamma di quattro figli e come tantissime volte i consigli di altre persone mi sono stati utili in questo mio importante e bellissimo ruolo di cui rendo grazie a Dio, ecco una rubrica un po’ autobiografica, su questa meravigliosa avventura sperando di dare degli spunti utili anche alle altre mamme. (leggi)

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