La preghiera come fonte di Misericordia

Commento al Vangelo di don Simone Calabria

Oggi ricorre la 99° Giornata Missionaria Mondiale dell’anno giubilare 2025, il cui messaggio centrale è la speranza (cfr Bolla Spes non confundit,1). Papa Francesco ha dato questo tema: “Missionari di speranza tra le genti”. Questo tema richiama noi cristiani e la Chiesa tutta, comunità dei battezzati, la vocazione fondamentale di essere, sulle orme di Cristo, messaggeri e costruttori della speranza.

Oggi e domenica prossima ascolteremo un insegnamento di Gesù sulla necessità della preghiera e sulle condizioni necessarie perché la preghiera sia gradita a Dio.

Gesù ci ha insegnato a pregare e ci ha dato come modello di ogni preghiera cristiana la preghiera del “Padre nostro”.

Il Vangelo appena ascoltato ci dà un insegnamento molto importante: “la necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”. È un obiettivo impossibile da raggiungere. Non si tratta di pregare qualche volta, quando mi sento, quando mi ricordo.

Il pregare sempre non va confuso con il recitare preghiere senza interruzione, Gesù stesso l’ha detto: “quando pregate non moltiplicate parole”. “Vale più un istante nell’intimità che mille salmi nella lontananza” (Evagrio Pontico, monaco cristiano dell’Asia Minore vissuto tra il 345-399). Perché pregare è come voler bene. Infatti c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami sempre, fino alla fine. Così è con Dio: «il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (S. Agostino).

Gesù porta l’esempio di una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, che non si arrende. Ha avuto un’ingiustizia e non abbassa la testa. C’è anche un giudice disonesto, senza scrupoli, che non teneva conto della Legge ma faceva quello che voleva, secondo il suo interesse.

A lui si rivolge questa vedova per avere giustizia: “Fammi giustizia contro il mio avversario!”.

Di fronte all’indifferenza del giudice, la povera vedova ricorre alla sua unica arma di difesa: continuare con tanta insistenza a importunarlo, presentandogli la sua richiesta di giustizia. È proprio con questa perseveranza raggiunge lo scopo.

Il giudice, infatti, a un certo punto la esaudisce, non perché è mosso da misericordia, semplicemente ammette: “Dato che questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”.

Per questo Gesù ci invita a pregare “senza stancarsi mai”. 

Cosa significa “senza stancarsi mai”? Prima ancora di chiamarla preghiera, c’è un grido, un desiderio, significa che bisogna stare attenti al proprio cuore, risvegliare e vivere il senso dell’attesa dell’incontro con Dio, vivere vigilando con la certezza che, quando sembra che Dio non ci ascolta, Egli sempre interviene in nostro aiuto. 

Allora, a che serve pregare? Pregare è come chiedere. Perché respirare? Per vivere. La preghiera è non soffocare questo bisogno della ricerca di Dio, è il respiro della fede. 

Forse tutti ci siamo qualche volta stancati di pregare e ci siamo chiesti: ma Dio esaudisce le nostre preghiere, si o no? 

La risposta di un grande credente, il martire Bonhoeffer è questa: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse». Dio, che è Padre buono, misericordioso e giusto, “farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui”; e inoltre non li farà aspettare a lungo, ma “farà loro giustizia prontamente”.

Carissimi, non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma per cambiare il nostro cuore.

La parabola termina con una domanda: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

Gesù ci dice di stare attenti: non dobbiamo abbandonare la preghiera, anche se non è corrisposta.

Chiediamo al Signore una fede che si fa’ preghiera incessante, perseverante, come quella della vedova della parabola, una fede che si nutre del desiderio della Sua venuta. E nella preghiera sperimentiamo la compassione di Dio, che come un Padre viene incontro a noi suoi figli pieno di amore misericordioso. Amen.

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