La fede e l’azione

Seconda settimana del Tempo Ordinario – Venerdì

Commento al Vangelo di Marco 3,13-19

A cura di Don Giovanni Boezzi

Carissimi, Gesù raccoglie attorno a sé la sua comunità. La chiama a sé perché «stia con lui» e per «mandarla». È così indicato il programma della futura chiesa, la quale in esso trova la propria identità. Sono infatti presentate le due fondamentali dimensioni, che caratterizzano la nuova comunità creata da Gesù: la dimensione della fede, come rapporto personale e comunitario a Gesù Cristo, e la dimensione dell’azione, come evangelizzazione e liberazione dell’uomo dai suoi mali. I due momenti, pur distinti, sono inseparabili e non devono mai essere confusi con la riduzione dell’uno all’altro. Se non ci sono tutti e due, si viene a cadere da una parte in una fede disincarnata e dall’altra nella ricerca di un puro efficientismo cieco e vuoto. Ci sembra essere questa, in gran parte, la situazione della chiesa oggi, la quale è divisa tra una fede distaccata dai problemi e una pura prassi, che non è più sorretta e illuminata dalla luce e dalla forza della fede.

La comunità cristiana, colta nel suo nucleo, è una comunità di fede. Essa è chiamata a rispondere all’interpolazione divina, che la sceglie e la invita a «stare con Gesù». È questo il suo centro vitale, la sorgente della sua forza e il suo mistero sostanziale. L’intimità e la comunione con il suo Signore celeste, il legame stretto che la unisce a Gesù in una identità di vita, di compito e di destino, costituisce il nucleo forte e animatore della comunità cristiana.

È necessaria la sintesi tra fede e opere. La fede s’incarna, vive e si esprime nell’azione, la quale però trova la sua radice nell’incontro personale e comunitario con il Signore Gesù. La fede «si fa», «accade» nelle opere, come l’anima nel corpo. Fede e impegno costituiscono un tutt’uno, precisamente come l’anima con il corpo: «Stare con Gesù» e «essere mandato» si condizionano reciprocamente, perché si agisce credendo e si crede agendo.

(Silvano Fausti)

Oggi prego con il Salmo 84 (85).

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Dal Vangelo secondo Marco (3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

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