La gioia di una presenza che traspare

(Commento al vangelo di don Nicola Florio)

«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato” (Eb 10,5). Nella preghiera biblica è fondamentale avere orecchi aperti, perché la preghiera è anzitutto ascolto, ma è altrettanto fondamentale che l’orecchio aperto diventi corpo, e corpo disponibile a Dio, al suo volere, e dunque necessariamente disponibile per gli altri. L’esperienza di Gesù viene vissuta da Maria stessa.  Il Figlio di Dio inizia a prendere corpo nel suo grembo e Maria diventa subito un corpo disponibile, pronto, in cammino. Narra Luca che ella “si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda” (Lc 1,39). Questo alzarsi, verbo di risurrezione, non è dettato solo dalla sua umanità: è Dio stesso che la sospinge. Maria accoglie l’agire di Dio nella sua vita, si lascia da esso attraversare e ne viene trasformata. Il suo corpo, che si è aperto ad accogliere una nuova vita, ora si apre ad assumere e a fare propria l’iniziativa di Dio: è lo Spirito Santo che la sospinge, le dona forza nel cammino, sicurezza nelle decisioni, prontezza nel rispondere alla chiamata di Dio.

E proprio perché abitata da Dio, Maria diventa portatrice di gioia e di speranza. Se ne accorge l’anziana Elisabetta: il bambino che ha concepito le sussulta di gioia nel grembo (cfr. Lc 1,44). Elisabetta non sa nulla di Maria e della sua gravidanza, eppure intuisce la presenza del Mistero. È lo Spirito che glielo rivela, ma attraverso un movimento del corpo, un sussulto interiore, provocato proprio da Giovanni (anch’egli dono inaspettato di Dio), che è ancora nel suo grembo, non è ancora nato, eppure già profetizza.

Queste due donne sono piene di gioia, perché hanno lasciato far fare a Dio. La loro è una gioia che viene da Dio, non da ciò che avrebbero potuto pensare o preparare loro. Quanti affanni nella nostra vita, quante fatiche per prepararci momenti di felicità…e dimentichiamo che solo il Signore, accolto in noi, è l’unica vera sorgente di gioia. Maria e Elisabetta ci dicono: lasciate far fare a Dio! Accoglietelo nella vostra vita, lasciatevi purificare e trasformare dalla sua presenza, e il vostro cuore sarò colmo di gioia.

E se custodiremo con cura e amore la sua presenza in noi, essa trasparirà, altri sapranno riconoscerla, vederla, senza che noi dobbiamo dire alcunché. Non si tratta anzitutto di riempirci di parole, ma di custodire il mistero dentro di noi; sarà questo mistero a trasparire da tutto ciò che siamo e facciamo.

E sarà questa Presenza a farci vedere l’agire di Dio anche nella vita degli altri. Esattamente come accaduto a Maria ed Elisabetta. Non è stato un semplice incontro tra due donne. No, molto di più: un’occasione in cui una ravviva la fede dell’altra, l’una fa partecipe l’altra di ciò che sta sperimentando. E da qui nasce il Magnificat: non nella solitudine, ma nell’abbraccio di due donne che, piene della grazia di Dio, si raccontano gli eventi.

Come sarebbe bello se incontrandoci, anziché dare spazio alle inutili chiacchiere, potessimo sempre rallegrarci per l’opera che il Signore sta compiendo nella nostra vita. Come sarebbe bello se, nel linguaggio semplice di ogni giorno, noi dessimo voce alla gratitudine di un popolo che vede i segni di Dio nella sua storia.

Sarebbe un’esplosione di gioia e di pace!

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