Impossibile amare Dio e non cambiare vita

(Commento al Vangelo di don Gianlucia Bracalante)

“Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Impossibile amarti impunemente, dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore. Impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita. Impossibile amarti e non cambiare vita e non gettare dalle braccia il vuoto e non accrescere gli orizzonti che respiriamo”.

Questa preghiera di padre Turoldo ci introduce alla Parola di Dio di questa domenica. 

In questo grande evento – la Parola – che ci raggiunge ogni volta che ci mettiamo all’ascolto, scorgiamo due grandi paradossi. Il primo è quello in cui ci si accorge che i luoghi religiosi sono per Gesù quelli più ostili, pericolosi. Il secondo è la fede demoniaca di chi frequenta.

Quando avviene ciò? Nel momento in cui non facciamo parlare lo Spirito-Amore, ogni volta in cui è comodo essere il dio di noi stessi, tutte quelle volte in cui la fede è finta perché è solo domenicale. La fede è demoniaca tutte quelle volte in cui la Chiesa diventa lo stanza buia ed asfissiante di riti e precetti e non lo spazio aperto al mondo per l’incontro tra umano e divino.  

Il “taci” di Gesù all’uomo indemoniato – ciascuno di noi – è forte, vuol spronare all’ascolto. Far  parlare la Parola, in noi stessi, significa ascoltare il silenzio di Dio.  Ascoltare il silenzio di Dio significa mettere a tacere il nostro egoismo, il mostro che vive dentro ciascuno di noi. 

In questa domenica, la Parola ci affida un impegno-stile-di-vita. Sta a noi rendere la comunità una famiglia di peccatori perdonati e non una lobby per “pochi intimi”. Un luogo dove si respira la fraternità e la sororità. Per fare questo la mia fede non deve essere demoniaca ma vera e credibile.  Gesù è autorevole perché le sue scelte di vita sono coerenti con ciò in cui crede e annuncia. 

“Che c’entri con noi Gesù, Sei venuto a rovinarci?” Lasciamoci “rovinare” da Gesù il Cristo, affinché le nostre comunità siano luoghi ospitali, abitati dal Dio della comunione  e non  dal demone del pregiudizio e delle distinzioni. 

Un giorno un maestro disse: “vedi quell’uomo, viene qui al tempio tutti i giorni, mattino e sera, prega e fa la sua offerta. Cosa possiamo dire di lui?”. I discepoli risposero: “che è un uomo di Dio”. Il maestro rispose: “non possiamo dire nulla perché non conosciamo il suo cuore”. 

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