Il punto nero

Rubrica per la famiglia a cura della dott.ssa De Leonardis Ivana

Con questo articolo si conclude, almeno per il momento, questa piccola rubrica dedicata ai genitori di figli adolescenti. Il mondo degli adolescenti è talmente ricco di sfaccettature, che non basterebbero interi libri per esplorarlo tutto. Più che di un viaggio all’interno di questo mondo, si è trattato di un “aprire la finestra” su di esso, di un cominciare ad affacciarcisi per coglierne alcuni aspetti. Conoscerlo per intero richiede tempo, lo stesso tempo necessario ad attraversare l’esperienza dell’adolescenza sia da parte del figlio che da parte del genitore: occorrono anni.

A conclusione di questo primo sguardo da una finestra che spero resti aperta, mi vorrei soffermare su un aspetto che spesso accompagna la relazione genitori-figli durante questo periodo: la percezione di non essere come l’altro vorrebbe che fossimo.

È una percezione, spiacevolissima, che nutre sia il genitore che il figlio.

Il genitore si sente attaccato dal figlio perché non corrisponde ai suoi desideri (“Tu non mi capisci” – “I genitori dei miei amici non sono come te” (in genere sono descritti come migliori, ovviamente) – “Sei troppo rigido” – “Sei insensibile” e così via … Ma anche il figlio sente la stessa cosa tutte le volte che un genitore gli rimanda, più o meno consapevolmente, che lo vorrebbe diverso da come lui è.

Un genitore vorrebbe un figlio “più”: più studioso, più svelto, più partecipe, più collaborativo, più rispettoso, più attento, più disciplinato, più socievole o, al contrario, più casalingo. Oppure lo vorrebbe “meno”: meno volgare, meno dipendente, meno irrispettoso, meno sfrontato, meno irriconoscente, meno pigro”.

Genitori e figli sentono spesso di essere così: o qualcosa di più o qualcosa di meno rispetto ai desideri dell’altro. Raramente si rimandano l’un l’altro le cose per le quali invece si apprezzano reciprocamente, quello che possa esprimere un reciproco: “mi piace questo aspetto di te”, “sono fiero di te”, “sono contento di te”, “sono felice che tu sia così”.

Nella relazione genitori-figli questo accade sempre, ma nel periodo dell’adolescenza è ancora più evidente, perché lo scontro generazionale si fa più forte, perché la ricerca della propria identità da parte del figlio richiede necessariamente una quota di contrapposizione rispetto alle figure genitoriali e viceversa. Inoltre, un figlio adolescente che non si sente riconosciuto e validato, è capace di dirlo, a volte di urlarcelo proprio in faccia. Un bambino no. Il bambino incassa le svalutazioni del genitore e le soffre in silenzio.

Spesso in consulenza propongo un piccolo gioco molto efficace. Funziona sempre, sia rispetto alle relazioni di coppia, ma ancor di più nelle consulenze ai genitori. Si chiama “Il punto nero”. Prendo un foglio bianco e disegno al centro un grosso punto nero. Poi porgo il foglio al/ai genitori e chiedo: “Cosa vedi qui?”.

Immancabilmente mi rispondono: “Un punto nero!” – “Ok” – rispondo io – “ma cosa c’è intorno al punto nero?”. Allora si illuminano perché cominciano a comprendere e rispondono: “Uno spazio bianco”.

“Ecco: il modo in cui guardi tuo figlio è esattamente quello che hai fatto ora: vedi di lui/lei il suo “punto nero” e non scorgi immediatamente tutto lo spazio bianco che c’è intorno”.

Il punto nero rappresenta tutti i difetti, le cose scomode, le cose che non ti piacciono dell’altra persona. Se il tuo sguardo si focalizza solo su quello, perdi di vista tutto il resto, tutto quello che di bello e di buono c’è nell’altra persona e che magari non gli rimandi mai o quasi mai.

Ogni volta che in consulenza facciamo questo gioco, escono sempre delle sorprese incredibili!

All’inizio il genitore scrive intorno al punto nero tutti i “difetti” del figlio. Spesso lo fa con rabbia, impiega pochi secondi per scriverli perché sono talmente evidenti ai suoi occhi che non ha bisogno di tempo per rifletterci.

Poi chiedo di scrivere intorno al punto nero, nello spazio bianco del foglio, tutte le qualità che invece riconosce nel figlio e di farlo usando dei colori, uno per ogni qualità. Vi assicuro che ne vengono fuori sempre molte di più dei difetti. Impiegano più tempo per scriverle, ci devono pensare. Non perché facciano fatica a trovarle, ma semplicemente perché le devono “rispolverare” dalla nebbia della rabbia e della frustrazione che hanno una voce più forte di quella dell’accettazione e della comprensione. E allora cominciano a spuntare piano piano: “E’ simpatico, è creativo, è intelligente, ha fantasia, è sensibile …”.

Lo stesso gioco, proposto anche ai figli rispetto ai propri genitori produce gli stessi effetti. A volte vengono fuori parole mai dette l’un l’altro e spesso riparte un dialogo, nascono scoperte, nascono sguardi nuovi.

A conclusione di questa rubrica, vi saluto con questo invito: non vi fermate a guardare solo “Il Punto Nero”. Colorate lo spazio bianco con i colori dei vostri figli. E non dimenticate di dirveli reciprocamente.

                                                                       dott.ssa Ivana de Leonardis – Consulente Familiare®

Carissimi,

la “rubrica per la famiglia” prende la sua pausa estiva e ci rivediamo a settembre. In questi incontri vi è stato dato tanto materiale per lavorare e riflettere. Ringrazio di cuore a quanti hanno dato il proprio apporto, per rendere questa rubrica molto piacevole e con molti spunti di riflessione.

Arrivederci a settembre

Don Giovanni Boezzi

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