Francesco e la sua grande passione per l’informatica

Voi, cari giovani, non siete il futuro, ma l’adesso di Dio” (papa Francesco ai giovani di tutto il mondo). Di seguito l’intervista a uno di questi nostri giovani, Francesco Meola.

Chi è Francesco?

Sono nato il 26 agosto del 1997 e sono il terzo di 5 figli con un fratello gemello. Mi sono diplomato all’alberghiero di Termoli ma ho una grandissima passione per il mondo dell’informatica. Dopo la terza media mi sono iscritto all’istituto alberghiero pensando di scegliere una scuola che mi proiettasse nel mondo del lavoro. E di sicuro quello del cuoco lo è ma strada facendo mi sono accorto che, anche se amo tantissimo cucinare, non ho quell’amore viscerale necessario per fare questo lavoro. La mia vera grande passione ed il lavoro con cui vorrei realizzarmi è nel mondo dei computer. Il mio primo approccio a questa incredibile realtà l’ho avuto in quarta elementare quando ci portavano nell’aula informatica. Ero letteralmente affascinato da quella “macchina così misteriosa e allo stesso tempo con delle grandissime potenzialità. E quando osservavo qualcuno che lo sapeva usare avevo la visione della straordinarietà. Alla ricreazione giocavo facendo finta di utilizzare un computer realizzato con la carta. Avevo una grande sete di imparare e di entrare in quel mondo e così da autodidatta mi sono cominciato a documentare sia sull’hardware e sia sui software. A 11/12 anni, quando ho avuto il mio primo computer mi divertivo a smontarlo e rimontarlo per entrare nel vivo di quella macchina. Ho anche acquisito il titolo di Eccellenza in digitale Google. Col tempo ho così acquisito una tale dimestichezza che oggi sono diventato un importante punto di riferimento per tutti quelli che mi conoscono per risolvere i loro problemi con i computer. Oltre all’informatica in sé (Assemblaggio PC, Formattazione, cambio di S.O (sistemi operativi della gamma Windows/linux), Installazione Driver, installazione di Software per la videosorveglianza, risoluzione di problemi generici dei computer) sono affascinato anche dalle questioni sociologiche legate a questo mondo. Ad esempio la tecnica ha realizzato la logica degli ologrammi come quelli vedevamo nei film di Star Trek. Se questa tecnica è molto utile in diversi campi come quello dell’architettura o della medicina, tempo fa l’avevano utilizzato a livello sperimentale in campo psicologico su una donna che aveva perso una figlia. A questo utilizzo non sono d’accordo anche perché il “dopo” ologramma è davvero devastante.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Durante la scuola alberghiera ho fatto diverse esperienze nel settore della ristorazione ma subito dopo il diploma e accorgendomi che quella non era la mia strada mi sono inserito in un’azienda del territorio come magazziniere. I datori di lavoro vedendo le mie capacità nel mondo dell’informatica cominciavano ad affidarmi anche altri compiti e col tempo avevo acquisito tanta fiducia che mi lasciavano anche le chiavi e i soldi dell’azienda. E non è mai mancato neanche un solo centesimo. Nel periodo in cui lavoravo con loro non avevano neanche più bisogno di chiamare il tecnico per il computer. Svolgevo il mio lavoro con grande passione e professionalità come se l’azienda fosse una cosa mia. Nonostante la grande stima reciproca per i datori di lavoro, mi sono reso conto che lì non avevo possibilità di crescere e così ho lasciato quell’azienda e sono andato a sondare il terreno in Germania. Ho subito potuto constatare la prospettiva di lavoro e la crescita professionale basata su una vera meritocrazia, logica lavorativa che qui in Italia purtroppo manca. Solo che io amo profondamente la mia terra e vorrei realizzarmi qui con un lavoro che mi permette anche di poter trasmettere le mie competenze informatiche agli altri comprese le modalità per riconoscere le fake news e combattere la disinformazione.

Tu sei un giovane di grande fede. Come sei entrato in questa consapevolezza e qual’è il tuo rapporto con i tuoi coetanei?

Di sicuro la mia famiglia. I miei genitori frequentavano il gruppo dei Neocatecumenali a San Salvo e come prevede il cammino portavano anche noi figli seppur piccoli con loro. Siccome per natura sono stato sempre molto curioso e non è mai piaciuto perdere tempo a un certo punto, seppur bambino, visto che ci dovevo andare, mi sono detto: “Voglio ascoltare e capire cosa dicono”. E dall’ascolto della Parola e dal verificare come quella Parola spesso si incarnavano nella mia vita personale che sono giunto ad affermare che Dio è vivo e presente. Senza Dio la vita non ha un senso vero e senza di Lui di sicuro sarei una persona completamente diversa che avrebbe combinato un sacco di macelli perché senza Dio mi sarebbe sembrato logico pensare: “Goditi la vita che una è”. Non a caso Eistein diceva: “La scienza senza la fede è zoppa. La fede senza la scienza è cieca.”. Ho incontrato un Dio che è l'”Amore”, un amore viscerale e incondizionato. Ho sperimentato la Misericordia di Dio a 12 anni, quando a mio padre avevano diagnosticato un tumore. Rivolsi questa preghiera al Cielo: “Signore siamo ancora troppo piccoli lasciacelo ancora”. Nel prendere un rosario in mano mi sentiti davvero consolato. Grazie a Dio papà è ancora con noi. Professare la propria fede è complesso e ancora di più lo è a questa età e in questa società. Nonostante il mio andare controcorrente ho sempre percepito un grande rispetto nei miei confronti da questo punto di vista.

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