“Come fai a essere così insensibile di fronte a questa tragedia?”

Il pensiero e la morbosità con cui ci si approccia a tragedie più grandi di noi per le quali oltre che pregare possiamo fare ben poco non dovrebbero diventare il nostro “passatempo” . Siamo chiamati a fare del bene nelle nostre realtà più prossime

(Racconto di Maria Antonietta Labrozzi)

Come fai a essere così insensibile di fronte a questa tragedia?- Non sono insensibile. Mi rattrista enormemente.- Ma se hai detto che hai buttato il telecomando! Se non segui quello che sta accadendo, è come se non te ne importasse niente.- So bene cosa sta accadendo, li stanno schiacciando come formiche.- E tu che fai? Niente. Nemmeno t’informi.- Non voglio stordirmi con immagini di morte e distruzione. Mi tolgono energia per fare quello che serve.- Ah sì? E cosa?- Occuparmi delle tragedie che ho vicino a me e per le quali posso davvero fare qualcosa.

– E quali sarebbero?- Beh, quella di Giulia, per esempio. Ha il bambino che non sta bene. Dovrà affrontare un intervento delicato. Lei è molto in ansia e non riesce a chiudere occhio. In un mese è diventata la metà e quando viene in farmacia cerco di farla sfogare, di offrirle qualche parola d’incoraggiamento. Ieri piangeva di disperazione. – Va be, ho capito, ma alla fine che le puoi fare?- L’ho aiutata a trovare un alloggio vicino all’ospedale dove sarà ricoverato il suo bimbo. Mi si stringe il cuore a pensarci.- Ah, ho capito.- E c’è anche Mariella. Le si è risvegliato il tumore che aveva avuto in passato. Negli ultimi due anni ha saltato dei controlli e la malattia si è ripresentata, più aggressiva che mai.– E tu?- Appena mi ha parlato di strani disturbi che avverte da qualche settimana, l’ho convinta a chiamare immediatamente il suo specialista, davanti a me. Non voleva farlo. Un po’ per paura, un po’ perché il padre, che vive con lei, è invalido e ha bisogno di assistenza. Teme di doverlo lasciare per tornare in ospedale. Ho cercato di farla ragionare. Speriamo bene.Anna fa spallucce.- Ma così non vivi più! Se il problema di ogni tuo paziente diventa il tuo…- No Anna, così vivo e mi sento utile.

Lì abbiamo mandato pacchi con materiale di medicazione e farmaci, sperando che siano arrivati, ma non posso permettermi distrazioni, altrimenti distolgo l’attenzione dalle sofferenze di chi mi è accanto e che posso concretamente aiutare. A volte ho l’impressione che alcune persone cerchino alibi per non fare ciò che va fatto, semplicemente, quotidianamente. Restano inebetite a guardare scorrere davanti ai loro occhi scene di distruzione, commentando “mio Dio, mio Dio” e passando da un canale all’altro in cerca di immagini truculente. Stanno chiuse nelle loro case senza accorgersi nemmeno del vicino in difficoltà. Io voglio rimanere presente a me stessa, non ubriacarmi di follia. Voglio restare sobria per fare. E fare si può, tanto, credimi Anna, a partire da un metro da noi.

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