“Che io riabbia la vista”.

VIII settimana del Tempo Ordinario – Giovedì

Commento al Vangelo – Mc 10, 46-52

A cura di don Giovanni Boezzi

Il cieco non ha molte cose da dire, dice l’essenziale e anche Gesù non ha molte domande da fare, perché fa a Bartimeo la stessa domanda che ha fatto a Giacomo e Giovanni. E perché fa questa domanda l’evangelista a noi? Per vedere a che punto siamo. C’è l’interrogatorio stasera! Cosa vuoi? Sarebbe anche bello chiedersi se io dovessi pensare al Signore, che domande mi fa? Chissà che domande mi fa il Signore? Lui ti domanda cosa vuoi? È buono questo Signore, mi chiede qual è il mio desiderio. È uno che ha a cuore quello che desidero, è uno che mi dice di dire quello che desidero, non è uno che mi dice cosa devo fare, ma che cosa vuoi fare! Trovare qualcuno a cui stia a cuore quello che interessa a me! Cosa vuoi che faccia io per te? Veramente questo Bartimeo sta mostrando di conoscere pienamente questo Gesù. Ed è la stessa domanda che ha fatto a Giacomo e Giovanni, e abbiamo visto che anche gli altri dieci erano allo stesso livello di comprensione, cioè nulla. C’è un Signore che ha a cuore il nostro desiderio, e adesso c’è una persona che finalmente risponde esattamente a questa domanda: Rabbunì, che io veda! Uno potrebbe dire: Beh, che cosa doveva chiedere? Non è vero. È come se davvero questa persona chiedesse di aprire gli occhi sulla realtà, di nascere finalmente, di venire alla vita. Quello di cui i discepoli non si sono ancora accorti: pensano di vedere, ma in realtà sono ancora ciechi. È bello vedere come già tutto l’atteggiamento di lui che è cieco e sa di esserlo, l’ha messo nelle condizioni di sapere ciò che vuole. Così anche noi a questo punto del Vangelo, se ci sentiamo esclusi, cioè ciechi, seduti fuori strada, abbiamo tutti i titoli per andare avanti. Se invece siamo comodi, con le nostre certezze, con le nostre sicurezze, tutto a posto: cosa vuoi che ti faccia? Niente Signore, magari mi dai una pettinatina, mi metti un pò a posto spiritualmente! C’è questo corteo che sta andando verso Gerusalemme, e apparentemente questo Bartimeo sembra essere un pò una palla al piede, come un pò le nostre parti, quelle che ci danno un pò fastidio. Sembra che dietro al Signore andiamo spediti poi c’è sempre qualcosa che facciamo fatica a tirarci dietro. Coraggio svegliati, che poi andiamo! In realtà, attraverso quella cosa, passa la salvezza, attraverso quella realtà il Signore ci comunica la vita. E allora di fronte alla richiesta di Bartimeo la risposta di Gesù: Va’, la tua fede ti ha salvato. Quello che tu hai detto, quello che tu hai fatto, la fede che hai mostrato in queste cose ti ha salvato. Sarebbe bello analizzare nel testo che cos’è la fede. Udire, gridare, alzarsi, buttar via, andare, dire e poi seguire nel cammino. La fede non è un’idea astratta, è orecchi, è piedi, mani, cuore, grido, voce, bocca e poi cammino dietro a Gesù. È il vero discepolo, colui che mette i propri passi dietro a quelli di Gesù. Altro modo, molto efficace, essenziale per dire la fede. E adesso siamo in cammino verso Gerusalemme, il cammino di un giorno e la prossima volta arriveremo alla sera di questo giorno e vedremo in quale luce si entra. Ma intanto vi consiglierei, proprio su questo testo, vedere ogni parola e applicare i sensi: la vista, l’udito, il tatto, vedere cosa significa ogni verbo, ogni parola e che trasformazione comporta quella parola.

Oggi prego con il salmo 32.

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Dal vangelo secondo Marco (10, 46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. 

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