“Attendere” è l’invito a vivere in pienezza! Si vive pienamente quando si vive coscienti!

Commento al Vangelo di don Simone Calabria
XIX Domenica del Tempo Ordinario C “Siate sempre pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48)

“Non temere piccolo gregge; perché piacque al Padre vostro di dare a voi il regno”. Così si apre il brano evangelico di Luca propostoci in questa domenica. Riprende il cuore della predicazione di Gesù che è appunto la venuta del regno; e ai suoi discepoli viene affidata la grave missione di continuare ad annunciarlo ed a realizzarlo già da ora, nonostante l’essere un piccolo gregge. La centralità di questa predicazione, che deve essere anche per noi credenti, è affermata nel versetto precedente a quello indicato: “cercate innanzitutto il suo (del Padre) regno, e queste cose (i beni della vita) vi saranno date in più”.

Gesù ci vuole dire che a differenza dei beni terreni che si possono perdere, i tesori celesti non corrono alcun pericolo. Emerge da queste frasi evangeliche un uomo diverso dal ricco sorpreso dalla morte mentre pensa ai suoi guadagni o è preso dai suoi affanni.

Il Vangelo ci parla del desiderio dell’incontro definitivo con il Signore, e nell’attesa dobbiamo cercare di evitare la frenesia del fare e avere la freddezza nell’attendere. “Attesa” significa “tendere a”, “rivolgere mente e cuore verso qualcosa, verso Qualcuno”, che manca e che si fa vicino e cresce. “Attendere” è l’infinito del verbo amare. L’attesa è un desiderio che ci fa “stare sempre pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”, perché aspettiamo questo incontro con il Signore con tutto il nostro cuore, con tutto noi stessi.

Il Vangelo chiarisce questa ultima idea con la parabola dell’amministratore posto a capo di una casa dopo la partenza del padrone. Tutto prende inizio per l’assenza del signore, che se ne va e affida la casa ai suoi servi.

Dio ci ha donato la vita e noi siamo custodi, responsabili con la nostra libertà. Se Dio è in mezzo a noi, allora perché andare via, fuggire da Lui?

“Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.

Nella notte i servi vegliano e attendono il padrone; hanno cinti i fianchi, cioè sono pronti ad accoglierlo. Viene, ma non come una minaccia o un rendiconto che ci pesa. Viene ogni giorno e cerca un cuore attento, come un innamorato che desidera essere amato.

Attendere” è l’invito a vivere in pienezza! Si vive pienamente quando si vive coscienti! Chi dorme, non vive pienamente.

Se non attendiamo, se non stiamo attenti alle cose che ci accadono ogni giorno è come se camminassimo senza sapere dove stiamo andando!

Chi è che non ha paura del ritorno glorioso del Signore? Solo chi lo ha già rifiutato.

Noi abbiamo paura che venga qualcuno che non amiamo o vogliamo amare.

Ma noi, chi stiamo aspettando? Forse un estraneo, uno sconosciuto? No!

“Che si compia la beata speranza e venga il nostro Signore Gesù Cristo” (diciamo nella Messa).

“E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, (il padrone) li troverà così (svegli), beati loro (quei servi)”. Si attende così solo se si ama e si desidera. In verità vi dico che “li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. È il capovolgimento dell’idea di padrone, è il momento più commuovente, straordinario: il padrone si mette a servire! Dio viene e si pone a servizio della nostra felicità!

Questo, carissimi, è il nostro vero tesoro: andare avanti nella vita con amore, con quell’amore che il Signore ha seminato nel cuore per raggiungere la vera felicità. Ma l’amore di Dio cos’è?

Non è qualcosa di vago, un sentimento generico. L’amore di Dio ha un nome ed un volto: Gesù Cristo. Gesù è il dono, l’amore più grande che Dio ha fatto a noi. Amen.

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