Santina Celeste Campana: una santa della nostra terra

Santina Campana nacque ad Alfedena (AQ) il 2 febbraio 1929. Era Ia settima figlia di Giuseppe e Margherita Di Palma. Fin da piccola imparò ad amare il Signore sopra ogni cosa e all’età di 7 anni si offrì vittima per la vocazione religiosa delle sorelle e sacerdotale dei fratelli. Ripeteva: «Dove c’è una vocazione non può mancare una vittima». Nel 1943, aveva 14 anni, a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, dovette sfollare con i suoi genitori e le sorelle per le montagne dell’Abruzzo e del Molise. Già compromessa da tempo a causa della pleurite non curata, le sue condizioni andarono via via peggiorando.
Incoraggiava sempre tutti ripetendo: «Coraggio, sarà quello che il Signore vorrà: se egli non permetterà, nessuno ci potrà fare del male». Sull’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino aveva scelto di offrire la sua vita per il papa, i vescovi, i sacerdoti e le Missioni.
A 16 anni fu ammessa tra le novizie delle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret, verso la quale nutrì sempre una devozione filiale. Edificando le maestre e le consorelle con lo spirito di sacrificio e di fede, ripeteva: «Sarò suora e santa». Nel 1947, a causa di una emottisi polmonare, fu costretta a lasciare il noviziato per il ricovero nel sanatorio di Villa Rinaldi a Pescina (AQ).
Dal letto di dolore, che lei chiamava il suo trono bianco, attirava a sé le anime afflitte e le consolava: «Coraggio, il soffrire passa, l’aver sofferto rimane».
Da sempre, prima ad Alfedena e poi a Pescina, membro dell’Azione cattolica, nel 1950 fu eletta presidente del circolo del sanatorio.
II suo motto era: «Dio solo per fine, Gesù per modello, Maria per guida, l’Angelo per aiuto, io sempre nel sacrificio». Ricca di meriti e di virtù eroiche morì a 21 anni, il 4 ottobre 1950.
Il suo corpo, inizialmente tumulato nel cimitero di Pescina, nel 1967 fu traslato nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe, sorta vicino a Villa Rinaldi. Nel 1979 papa Giovanni Paolo II approvò l’introduzione della causa di beatificazione della serva di Dio.

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