“La sequela a Cristo nasce da un cuore libero”

(Commento al Vangelo di don Gianmarco Medoro)

Una folla numerosa andava con lui. (Lc 14,25)

Inizia così il Vangelo di questa domenica. Gesù si rivolge alle folle, ed è proprio per questo che mette bene in chiaro le esigenze della sequela. Forse la folla, memore dei suoi miracoli, scambia Gesù per un mezzo di soddisfazione dei bisogni momentanei.

E’ interessante che nel vangelo la folla passi dall’andare a Lui (logica di necessità), all’andare dietro di lui (logica di sequela).
Pertanto, una prima domanda importante di riflessione è:
Mi lascio ingannare o sedurre dal fascino dei grandi numeri? Seguo il Signore anche nell’insuccesso e nella ferialità?

Oggi la Parola di Dio vuole darci indicazioni precise per la sequela di Gesù.

La prima indicazione ci viene data dalla lettera di Paolo a Filemone: “il bene che fai non sia forzato, ma volontario.”( Fm 1,14). La sequela nasce da un cuore libero per aderire in modo volontario e non forzato alla chiamata.
Domandati:
Ti senti libero nell’adesione a Cristo? Vivi la fede come una “forzatura”?

La seconda indicazione della sequela ci è proposta dalla prima lettura: “Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?” (Sap 9,17), ovvero assumere la vera sapienza che è la logica del Vangelo. Il “prendere la croce” del Vangelo di oggi non è prendere la vita con le sue disavventure, i suoi dolori e le sue prove, ma, prendere la propria croce e seguirLo, significa assumere la logica del Vangelo come criterio di ogni scelta. Ecco cosa significa rinnegare se stessi; mettere da parte la propria “tenda d’argilla”, ovvero il mio umanissimo modo di pensare e assumere il pensiero di Cristo.
Alcune domande possono farci comprendere meglio questa seconda indicazione della sequela.
Davanti a delle situazioni concrete:
parlo come parlerebbe Cristo?
opero come opererebbe Cristo?
vivo come vivrebbe Cristo?

La terza indicazione della sequela tocca il mondo relazionale. Gesù nel Vangelo di oggi usa parole molto esigenti: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.” (Lc 14,26)

Gesù non desidera e non chiede il rinnegamento degli affetti familiari e parentali. Questa modalità forte di comunicazione ci fa però capire che nessuna relazione, fosse anche la più intima, non deve essere vissuta nella dinamica della dipendenza, tanto da non farci seguire Lui.

E’ l’esperienza che Paolo raccomanda a Filemone su Onèsimo: “Non più però come schiavo, ma come fratello carissimo” (Fm 1,16).

Ecco il passaggio: vivere le relazioni non come dipendenze, ovvero schiavitù, ma come autentica fraternità, ovvero la libertà di amare.
Solo amando gli altri come fratelli, metteremo Cristo al centro della vita e delle relazioni.

La sequela come scelta libera del cuore, per assumere la logica nuova del Vangelo e così vivere una vita di relazioni vissute non nella dinamica della dipendenza che rende schiavi, ma nel dono della fraternità che rende liberi di donarsi: è questo l’augurio che oggi la Parola rivolge a ciascuno di noi!

Buona domenica!

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