“Il Signore è la nostra forza anche quando nessuno ci rimane accanto”

(Commento al Vangelo di don Gianluca Bracalante)

“Nella tua Chiesa Signore troppe lampade su alti tubi poco illuminano e niente riscaldano. Signore, ti preghiamo: liberaci dalla tentazione di essere fari; aiutaci ad essere solo piccola fiamma, fiamma viva che illumina, riscalda e incendia chi cerca in semplicità la Luce vera. Che io veda, Signore: aumenta la mia fede!” 

Siamo partiti dal deserto per vincere le tre grandi tentazioni di ogni persona sul rapporto con i beni, con Dio e il prossimo. Siamo saliti sul Monte della Trasfigurazione per fare esperienza dell’Oltre di bellezza, che si trova dietro la Croce e il dolore, se ci affidiamo e aggrappiamo a Gesù il Cristo. Ci siamo seduti al pozzo della Samaritana, per l’incontro d’amore più bello, stanchi e assetati di Dio ma non di un dio qualunque, ma il Dio della nostra vita che non ci umilia, non ci offende ma ci ricorda quanto è bello e realizzante sentirsi felici perché Amati davvero. 

Questa domenica, invece, la Parola di Dio ci fa attraversare Gerusalemme, città illuminata  con fiaccole per la festa delle Capanne o Sukkòt, (il ricordo del soggiorno di Israele sotto capanne nel deserto mentre erano in marcia dalla schiavitù alla libertà) per un altro incontro: il cieco nato. 

In ciascuno di noi ci sono due cecità: quella degli occhi e quella del cuore. La prima è di coloro che vivono senza Dio, chi non vuole ascoltare il canto nel cuore della nostalgia di Dio innato in ogni uomo. La seconda appartiene a coloro che si reputano credenti – praticanti, come i farisei, ma hanno fatto del precetto, della morale, della rubrica il vero culto calpestando la dignità dell’altro in nome di rito o di una legge. Il cieco nato ricorda a ciascuno di noi che il cammino della fede è graduale e che dura tutta la vita infatti è molto stimolante la crescita spirituale del nostro amico evidente da come chiama Gesù dall’inizio alla fine del testo: Uomo, Inviato, Colui che viene da Dio, Profeta, Figlio dell’Uomo, Signore. La Quaresima è un cammino esistenziale-spirituale che ci travaserà nel Cenacolo, ci farà salire sul Golgota e abitare il Giardino fiorito dalla primavera della vita risorta, ma per fare questo non occorrono solo i  riti (di cui quest’anno siamo privati) ma soprattutto il cuore, un cuore vedente, che sa raggiungere Dio, che è già dentro di noi e lo sa portare all’altro attraverso la testimonianza della vita. L’ultima parte del Vangelo è di una commozione unica: l’uomo si trova guarito ma cacciato dalla comunità atea – praticante ed ecco il colpo di scena: non è solo, scopre la presenza di Gesù accanto che gli infonde luce, forza e fiducia. Chi di noi in un momento di solitudine e dolore non ha sperimentato questo? Il Signore è la nostra forza soprattutto quando nessuno ci rimane accanto.

In questo tempo particolare di corona virus in cui siamo chiamati a fare i conti con noi stessi senza troppe distrazioni abbiamo bisogno anche di norme igieniche – spirituali e la Parola di Dio ci aiuta in questo: laviamo i nostri occhi nel Cristo per avere mani pulite e cuore limpido. Il Signore sia il nostro antibiotico affinchè in ciascuno di noi avvenga il grande miracolo della luce: saper trasformare ogni persona da analfabeta del cuore a cantore dell’amore e ogni credente da funzionario del sacro a Chiesa in uscita  per ogni uomo. 

“C’è buio in me in te invece c’è luce; sono solo, ma tu non m’abbandoni; non ho coraggio, ma tu mi sei d’aiuto; sono inquieto, ma in te c’è la pace; c’è amarezza in me, in te pazienza; non capisco le tue vie, ma tu sai qual è la mia strada. Tu conosci tutta l’infelicità degli uomini; tu rimani accanto a me, quando nessun uomo mi rimane accanto, tu non mi dimentichi e mi cerchi, tu vuoi che io ti riconosca e mi volga a te. Signore, odo il tuo richiamo e lo seguo, aiutami”. 

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