Il seme porta molto frutto in un cuore umile, accogliente e disposto a lasciarsi guidare dall’amore di Dio
Commento al Vangelo di don Simone Calabria
XV Domenica del Tempo Ordinario A (Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23)
«Il cristiano è uno ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha però la sicurezza che non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Tutto ciò circola nel mondo come una forza di vita». (Evangelii Gaudium 278-279).
Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù che predica sulla riva del lago di Galilea, e poiché c’è grande folla, Lui sale su una barca, si allontana un poco da riva e predica da lì. Quando parla al popolo, Gesù utilizza molte parabole: un linguaggio comprensibile a tutti.
La prima che racconta è un’introduzione a tutte le parabole: è quella del seminatore, che esce per seminare e senza risparmio getta la sua semente su ogni tipo di terreno. Sembra non preoccuparsi di scegliere il terreno, visto che molti semi vanno perduti. Solo quelli che cadono sulla terra buona danno frutto. Gesù si paragona al seminatore, non è un misurato calcolatore; e, per di più, sembra riporre fiducia anche in quei terreni dove è difficile che il seme attecchisca. Tutto il terreno è importante per il seminatore. In effetti non c’è parte di questa terra che egli non consideri degna di attenzione. Nessuna porzione è scartata.
Non è difficile riconoscere nella diversità del terreno la complessità delle situazioni che ciascuno di noi vive ogni giorno. Ognuno di noi si può trovare in una o l’altra posizione del terreno nei vari momenti della vita ma in virtù della misericordia di Dio fino all’ultimo istante può diventare “terreno buono”. La Grazia di Dio illumina ognuno di noi, sta alla nostra libertà accoglierla o meno.
Il Seminatore (Dio) non smette mai di gettare il buon seme. A noi sembra che getti il seme a caso, ma credo che oggi possiamo interpretare questo modo di seminare come insegnamento di Gesù sul modo di essere missionari.
La nostra missione non è questione di strategie o di particolari attività da aggiungere nella nostra vita quotidiana, ma è una questione di portare una parola carica di una Presenza e nutrita ogni giorno da un’esperienza di fraternità. Noi abbiamo bisogno non solo del pane materiale, abbiamo bisogno di amore, di un fondamento sicuro, di un terreno solido che ci aiuti a vivere veramente anche nelle difficoltà e nei problemi quotidiani. Abbiamo bisogno di credere, di guardare alla vita con gli occhi della fede.
La fede non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; è riconoscere una Presenza, un atto con cui mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama. È adesione a un “Tu” che mi dona speranza, fiducia e amore senza misura, di fronte anche alla cattiveria dell’uomo, di fronte al male, ma è capace di trasformare ogni forma di schiavitù, donando la possibilità della conversione, della salvezza.Penso che dovremmo meditare più spesso – nella nostra vita quotidiana, caratterizzata da problemi e situazioni a volte drammatiche, la Parola di Dio seminata in noi, per capire che credere cristianamente significa questo abbandonarci con fiducia nelle mani di Dio.
La parabola del seminatore ci aiuta a crescere nella consapevolezza e nell’impegno di accogliere la Parola di Dio e di farla fruttificare: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare… così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Amen.
Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda». (Mt 13,1-9)
