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Halloween? Troppo facile. La vera trasgressione è pensare con la propria testa

Ogni anno la scena si ripete identica. Zucche di plastica, ragnatele sintetiche, maschere prodotte in serie, costumi acquistati online e locali addobbati secondo un copione ormai universale. Tutti pronti a celebrare Halloween.

Ma una domanda sorge spontanea: dov’è finita l’originalità?

Soprattutto tra i giovani si parla molto di libertà di espressione, di autenticità, di rifiuto degli schemi imposti dalla società. Ognuno rivendica giustamente il diritto di essere sé stesso, nel modo di pensare, di vestirsi, di vivere. Ed è un valore importante. Nessuno dovrebbe essere giudicato per la propria personalità o per le proprie scelte.

Eppure proprio Halloween sembra svelare una curiosa contraddizione. Per una volta, infatti, quelli che si definiscono anticonformisti finiscono per uniformarsi perfettamente alla massa. Stessi costumi, stesse mode, stessi rituali, stesso copione.

È davvero libertà fare quello che fanno tutti?

Forse il vero anticonformismo oggi non consiste nell’indossare una maschera da zombie o da strega. Forse consiste nel trovare strade alternative al divertimento preconfezionato.

Perché divertirsi è importante. Stare insieme è importante. Ridere, uscire, condividere momenti con gli amici è una necessità, non un problema. La domanda è un’altra: possibile che per farlo si debba sempre seguire la proposta che arriva dal mercato?

Ogni anno scaffali pieni di gadget destinati a durare poche ore, montagne di decorazioni economiche, oggetti prodotti in serie che alimentano un consumo tanto rapido quanto dimenticabile. Una grande macchina commerciale che suggerisce cosa comprare, come vestirsi e perfino come divertirsi.

Una serata di musica dal vivo tra amici. Una cena condivisa dove ognuno porta qualcosa. Un torneo sportivo notturno. Una passeggiata nel centro storico della propria città. Una maratona di film. Una festa dedicata ai talenti nascosti, alla lettura, all’arte, alla fotografia. O semplicemente una serata per raccontarsi.

Essere originali non significa fare ciò che nessuno capisce. Significa avere il coraggio di non seguire automaticamente ciò che tutti fanno.

Quest’anno, come ogni anno, il 1° novembre rimane una festa nazionale. Per milioni di italiani è la solennità di Ognissanti, parte della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese. Anche chi non vive questa ricorrenza dal punto di vista religioso può riconoscerne il significato culturale e istituzionale.

In una società che parla continuamente di inclusione e rispetto, forse vale la pena rispettare anche ciò che appartiene alla nostra identità collettiva.

La provocazione, allora, è semplice: se davvero vuoi essere diverso, non limitarti a seguire una moda. Inventa qualcosa di nuovo.

Perché la vera ribellione non è travestirsi come tutti gli altri.

È avere il coraggio di non farlo.

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