Gesù guarisce un cieco nato. “Lasciamo che la luce di Cristo illumini il nostro cuore”

Commento al Vangelo di don Simone Calabria

Carissimi, il Vangelo appena proclamato è molto bello e ci aiuta a vedere un po’ più di luce nelle difficoltà che incontriamo ogni giorno. Oggi è la domenica detta del “rallegrarsi” (“Laetare” in latino), perché la luce della Pasqua è più vicina. Il racconto della guarigione del cieco nato è pieno di significato. Gesù conferma con i fatti di essere la luce; senza la luce, se non ci “comportiamo come figli della luce”, noi camminiamo nelle tenebre (2a Lettura) e questo Gesù che è la luce domanda di essere creduto.

Gesù vide un uomo cieco dalla nascita. Gesù vede. Vede l’emarginazione da parte del paese, vede l’ultimo della fila, un mendicante cieco, considerato un’invisibile. E se gli altri vanno diritti per la strada, Gesù, invece, no, si ferma, non passa oltre. Per Lui ogni incontro è una mèta. Vale anche per noi, ci incontra così come siamo, con le nostre fragilità, con i nostri peccati. Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato, ma sempre sulla sofferenza della persona.

I discepoli che da anni camminano con Lui, i farisei che hanno già raccolto le pietre per lapidarlo, tutti per prima cosa cercano le colpe: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Cercano peccati per giustificare quella cecità. Gesù non giudica, si avvicina, dona sé stesso, si prende cura del bisogno dell’uomo e senza che il cieco gli chieda niente, “sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco…”.

“Va’ a lavarti nella piscina di Siloe, che significa “Inviato”.

Il mendicante cieco si affida al suo bastone e alla parola di uno sconosciuto.

Si affida quando il miracolo non c’è ancora, quando c’è solo buio intorno a lui. “Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”.

Non si appoggia più al suo bastone, non siederà più a terra a chiedere qualcosa per vivere, ma in piedi, cammina finalmente libero di vedere. Finalmente uomo.

Per la seconda volta Gesù guarisce di sabato. E invece del canto di gioia entra un’infinita tristezza. Ai farisei non interessa la persona, ma il caso da “manuale”; non interessa la vita ritornata a splendere in quegli occhi, ma il rispetto della legge e vediamo l’uomo che passa da miracolato a imputato. Gesù è la luce del mondo! Certo è una frase proprio bella: “la Luce del mondo”. Noi in questo tempo abbiamo bisogno proprio di tanta luce, per non farci prendere dallo sconforto.

Vi racconto un fatto accaduto anni fa che ho letto su internet: “Un giorno un mio amico sacerdote era rimasto cieco per una malattia. Erano mesi che non vedeva più nulla. La notte di Pasqua doveva celebrare accompagnato da un’altra persona perché non poteva camminare da solo. Quella notte il sacerdote per tre volte alza il cero pasquale e dice una frase: “Lumen Christi”, la luce di Cristo. Il sacerdote era contento di celebrare la S. Messa, anche se poverino non vedeva più. Ebbene disse con tanta gioia per la prima e la seconda volta la frase della liturgia “Lumen Christi”, la luce di Cristo!

La terza volta accadde qualcosa di imprevisto: i suoi occhi pian piano iniziarono di nuovo a riaprirsi e vedere la luce! Che grande gioia! Il sacerdote dovette allontanarsi per un po’ dalla Parrocchia perché tutti volevano sapere quello che era successo. Lui sapeva bene che Gesù lo aveva guarito! “Gesù è la luce del mondo”.

In realtà Gesù dice di essere la luce del mondo perché chi crede in Lui possiede una luce interiore che vale più della vista fisica: la luce della fede.

I farisei nel Vangelo si arrabbiano con il cieco nato perché non credono a quello che dice.

Gesù lo dice chiaramente: ci sono alcuni che pur dicendo di vedere in realtà non vedono perché accecati dall’invidia, dalla gelosia, dall’egoismo, mentre altri che non vedono, grazie a Lui potranno vedere. Il sacerdote del racconto anche se era cieco in realtà nel suo spirito è come se avesse sempre visto perché sapeva che Gesù era la luce del mondo e dunque la luce dei cuori. 

Una storia molto famosa racconta di un esploratore che andò nel deserto insieme ad un monaco. Passando davanti ad un paese che aveva tante case, l’esploratore, che non aveva fatto il catechismo e non credeva in Dio, chiese al monaco come fosse possibile che alcuni hanno la fede e altri no. Non sarebbe stato più giusto che tutti avessero la fede? Il monaco ci pensò un poco su perché non sapeva cosa rispondere. Poi guardando il sole alto sopra il deserto che illuminava con i suoi raggi tutto il paese vicino diede questa spiegazione: vede signor esploratore, Dio è come il sole che oggi illumina quel paese davanti a noi. Il sole illumina tutte le case, ma alcune hanno le finestre aperte e la sua potente luce entra all’interno; altre invece hanno le finestre chiuse e il sole non può entrare. Quelle case sono al buio. Così è con la nostra anima: Dio vuole illuminarci con la fede, ma finché non si apre la porta del cuore, la luce non può entrare e si rimane ciechi.

A chi apre la finestra del suo cuore, Dio dona la sua luce, quella della fede!

Lasciamo che la luce di Cristo illumini il nostro cuore. Amen.  

Similar Posts