Gesù è solidale con l’umanità

(Commento al Vangelo di don Andrea Manzone)

Il brevissimo Vangelo di questa domenica, appena quattro versetti, ci pone davanti il tema del deserto e della tentazione. Gesù è appena uscito dalle acque del Giordano, il cielo si è squarciato, lo Spirito è sceso su di lui e la voce del Padre ne afferma la figliolanza.

Dopo questa solenne investitura è naturale immaginare un’intensa vita pubblica, ma gli evangelisti raccontato che lo stesso Spirito spinge Gesù nel deserto. Il deserto è il luogo in cui Israele ha fatto tutte le esperienze più significative: l’esperienza della guida amorevole di Dio, della sua provvidenza, ma anche l’esperienza della tentazione, della paura, persino dell’abbandono.

Gesù è solidale con l’umanità, per cui l’esperienza del deserto è prima di tutto un’esperienza di tentazione. Marco non specifica quali siano le tentazioni, ma ci dice solo che Gesù visse questa esperienza assai comune tra gli uomini. La tentazione è il suggerimento del male, della via contro Dio e senza Dio.

La tentazione massima infatti è sempre quella contro la figliolanza, il sentirsi orfani, reietti, abbandonati. La tentazione però, come ci dicono i maestri spirituali, è anche l’occasione per verificare cosa c’è veramente nel cuore di ciascuno, è una prova tanto dolorosa quanto feconda di vita, se affrontata, appunto, da figli nel Figlio.

Il frutto di una tentazione superata, come ci mostra l’esempio di Cristo, è la riconciliazione con il creato (le bestie selvatiche tradizionalmente feroci stanno con il Signore) e con il mondo celeste (gli angeli lo servono).

Se per Israele dopo il deserto c’è la terra della promessa, per noi cristiani dopo la tentazione c’è la pace, L’Unità di vita, la riconciliazione contro ogni disgregazione operata dal male. È questo il Vangelo che annunciamo, la buona notizia di un’umanità rinnovata nell’ umanità nuova del Figlio di Dio fatto carne.

Essere tentati dunque è un’occasione, non un segno di abbandono da parte di Dio. Chiediamo al Signore di non risparmiarci la tentazione e al tempo stesso, come chiediamo nel Padre Nostro, di non essere abbandonati in essa, ma di uscirne vittoriosi e di annunciare a tutti la grandezza della potenza che alberga dentro di noi.

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