Ecco il mio ostensorio preferito
C’è un ostensorio che, più di tutti, parla al cuore. Non è d’oro, non è d’argento, non è un’opera d’arte preziosa uscita da un laboratorio rinomato. È un semplice ostensorio di vetro trasparente, fragile e luminoso, che lascia intravedere l’Eucaristia senza nulla che la sovrasti o la nasconda.
Un ostensorio che non si impone, ma si lascia attraversare
Il suo corpo è una lastra di vetro a forma di rombo, con un’apertura circolare al centro: uno spazio vuoto che diventa spazio sacro.
Ai lati, appena accennati, un ramo di spiga e un ramo d’uva: il pane e il vino, la terra e il lavoro dell’uomo, la promessa di Cristo che si fa nutrimento.
Niente fronzoli, niente ornamenti che attirano l’occhio, solo trasparenza. E proprio questa trasparenza diventa teologia: ciò che conta non è il contenitore, ma il “Contenuto”.
Il sacerdote che lo ha scelto lo ama profondamente. Eppure, con il passare degli anni, comincia a sentirne la fatica: il vetro pesa, e sollevarlo durante la benedizione eucaristica richiede forza e delicatezza insieme.
Ma lui continua a innalzarlo con orgoglio e devozione, come se quel gesto fosse un atto d’amore. Ogni volta che lo solleva, sembra dire: “Non guardate me. Guardate Lui.”
Quando l’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda l’essenziale. Nella storia della Chiesa, gli ostensori sono spesso opere splendide, ricche, preziose. E non c’è nulla di male: la bellezza è un linguaggio di Dio.
Ma a volte rischiamo di dimenticare che l’adorazione non nasce dall’oro, bensì dal cuore.
Questo ostensorio di vetro ricorda a tutti che Dio non ha bisogno di essere incorniciato. Che la sua presenza non si misura in carati. Che la vera gloria è la sua umiltà.
È un ostensorio che sembra sussurrare: “Lasciate che sia Cristo a brillare. Io sono solo un passaggio.”
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che:
- L’Eucaristia è “fonte e culmine della vita cristiana” (CCC 1324).
- L’adorazione eucaristica prolunga e approfondisce ciò che celebriamo nella Messa (CCC 1378).
- Nell’ostensione del Santissimo, la Chiesa invita i fedeli a un incontro personale con Cristo vivo.
L’ostensorio, qualunque forma abbia, esiste per un solo scopo: mostrare Gesù. E questo ostensorio di vetro lo fa nel modo più radicale: scompare, si annulla, si lascia attraversare dalla luce.
È il richiamo francescano: tornare all’essenzialità. San Francesco d’Assisi non avrebbe potuto immaginare un simbolo più perfetto.
Lui che amava la povertà, la semplicità, la trasparenza del cuore.
Lui che voleva una Chiesa libera dai pesi inutili, capace di mostrare Cristo senza veli.
Questo ostensorio sembra nato dal suo spirito:
- povero ma eloquente
- semplice ma profondo
- fragile ma luminoso

È un invito alla Chiesa di oggi: tornare all’essenziale, tornare a ciò che conta davvero, tornare a Cristo.
Un segno per la comunità
Ogni volta che questo ostensorio viene esposto, la comunità riceve un messaggio silenzioso ma potente:
- Dio si lascia vedere.
- Dio si lascia attraversare.
- Dio non si impone, si dona.
- Dio non si nasconde dietro l’apparenza, ma si rivela nella semplicità.
E forse, guardando quell’ostensorio trasparente, ognuno può ritrovare un po’ di trasparenza anche dentro di sé.
