Chiesa Sant’Antonio Vasto: sguardo al mare con interni barocchi

La chiesa è posta in via Adriatica e si affaccia sullo splendido golfo di Vasto ed è visibile anche dalla costa. Edificata al tempo di san Francesco da Assisi, l’esterno della Chiesa è in stile trecentesco, l’interno invece è tutto bianco, colore che gli conferisce una grande luminosità. Belli sia l’altare maggiore in marmo, con alle spalle un grande crocifisso affiancato da due statue di angeli, sia la volta decorata, sia la cantoria, con una statua di Gesù Cristo affiancato da due Santi. Particolare la copia della Sacra Sindone, visibile sulla parete sinistra. Navata unica con altari laterali. Il sito è quello delle antiche terme romane.

(Da https://noivastesi.blogspot.com/2013/06/oggi-s-antonio-ecco-la-storia-della.html#more – articolo di Lino Spadaccini)

Storica chiesa vastese, intitolata al Santo di origini portoghesi, che affonda le radici agli inizi del XIII secolo, quando, secondo la tradizione, venne edificata da San Francesco d’Assisi per permettere che vi officiassero i frati Minori Conventuali.

L’interno della chiesa, così come la vediamo oggi, risale a centonovanta anni fa, esattamente al maggio del 1723, quando venne interamente decorata in stile barocco a spese di D. Carlo de Nardis, ricco gentiluomo vastese e Priore della Confraternita di Sant’Antonio. La chiesa andò in decadimento dopo la soppressione degli ordini religiosi, nel 1809, quando i frati furono costretti ad abbandonarla.Nel 1875, Don Cesario Marchesani, cappellano della chiesa, recatosi a Roma per il Giubileo, rimase impressionato dalla tribuna in bronzo del Bernini, che Papa Urbano VIII aveva fatto costruire sopra l’altare maggiore. Quindi, tornato a Vasto, diede incarico di progettare una tribuna per la sua chiesa, prima all’ing. Pietro Romano, il quale, dotato di buon senso, rifiutò di deturpare l’interno della chiesa, e poi ad un altro ingegnere meno scrupoloso, che progettò una tribuna in stile corinzio, mentre tutta la chiesa era in stile barocco.

L’opera venne presto realizzata e sulla parte frontale della cornice, don Cesario fece collocare un grande stemma pontificio con la scrittaPIVS. P. IX. A. D. 1878.Si ricorda che quando il pittore Filippo Palizzi tornò a Vasto nell’estate dell’anno successivo, quando vide quello sconcio esclamò: “Quel che non fece il Saraceno a Buca, ha fatto Don Cesario a S.Antonio!”.Dopo i lavori di restauro effettuati per le cattive condizioni in cui versava il tetto della chiesa, scoppiò una polemica tra le pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano, affinché si abbattesse la tribuna di ordine corinzio. Grazie anche al parere favorevole del direttore dei lavori Ing. Antonio Izzi,  nell’ottobre del 1928, la tribuna venne finalmente abbattuta.Durante i lavori di restauro, dietro l’altare maggiore, venne scoperto sotto un vano alto 2,70 metri e largo 1,60 dove si conservavano le figure modellate in gesso della SS. Trinità con due angeli, opera dell’artista vastese Andrea Marchesani.

Inoltre, era visibile la seguente iscrizione:
Qui esistevala nicchia del Crocifisso che attualmente esisteva nella chiesadi S. Pietro che abbusivamentel’ànno preso col nome d’im-prestito e quindi se ne sonoresi padroni sotto il prioratodi Giuseppe Naglieri nell’anno 1825.

Nel novembre del 1855 sotto il priorato del sig. DPietro Marchesani e percura del Rettore e Cappel-lano D. Cesario mansionario Marchesanifu costruito a Basso rilievola SS.ma  Trinità dall’artefice Andrea Mar-Chesani.
Un’altra scoperta, decisamente di altro tenore, venne fatta l’8 giugno del 1928, durante i lavori di rifacimento del soffitto: sotto un mucchio di terriccio e di tegole rotte, i muratori Michele Ercolano e Concezio Pepe rinvennero una cassetta di legno ben conservata con all’interno il corpicino di un neonato avvolto in un pannolino.

Il fatto venne denunciato alle autorità competenti, i quali compirono delle indagini per cercare di stabilire l’epoca della morte del neonato e far luce sul mistero.In occasione del settimo centenario della morte di S. Francesco, il 19 maggio 1927, una lapide venne murata sulla facciata della Chiesa:
PAX ET BONUMIL SIGNORE TI BENEDICAE TI CUSTODISCATI MOSTRI LA SUA FACCIA EDABBIA DI TE MISERICORDIARIVOLGA VERSO DI TE IL SUO VOLTOE TI DIA PACE
VII CENTENARIODELLA MORTE DEL PATRIARCAS.FRANCESCO DA ASSISIVASTO MAGGIO MCMXXVIIA CURA DELLA CITTADINANZAE DEI PP. CAPPUCCINI

L’altra iscrizione, dedicata al Santo Taumaturgo Antonio di Padova, fu murata sulla facciata della chiesa nel giugno del 1946, quando il Santo fu dichiarato Dottore Evangelico della Chiesa Universale.

AL SANTO TAUMATURGOANTONIO DI PADOVADICHIARATO SOLENNEMENTEDOTTORE EVANGELICODELLA CHIESA UNIVERSALEIL XVI GENNAIO MCMXLVIGIORNO SACROAI PROTOMARTIRI FRANCESCANII DEVOTI CITTADINICELEBRANDOIL FAUSTO AVVENIMENTOOFFRONO PIAMENTEAL NUOVO MAESTRODELLA CRISTIANA DOTTRINAPROMETTENDODOCILITA’ OBBEDIENZA AMORE VASTO 13 GIUGNO 1946

L’ex convento francescano venne in un primo tempo adibito a sottoprefettura, poi a Museo ed infine utilizzato come struttura scolastica, fino alla demolizione a causa della frana del 1956. All’interno della chiesa, oltre al Crocifisso, pregevole opera dell’artista napoletano Giacomo Colombo, proveniente dalla chiesa di San Pietro, si conservano tre pregevoli statue: quelle di Sant’Antonio e di San Francesco (XVI sec.) e quella dell’Immacolata Concezione, oltre ad altre statue e reliquie provenienti dalla demolita chiesa di San Pietro.

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