Cara mamma, fermati un attimo: sei sicura che tuo figlio abbia davvero bisogno del macabro per divertirsi il 31 ottobre?
Il coraggio dell’immaginazione: perché il 31 ottobre i nostri figli meritano la luce e non il macabro
L’infanzia è una finestra brevissima e preziosa in cui la mente assorbe simboli, emozioni e visioni del mondo. Scegliere di celebrare sistematicamente il macabro, l’orrido e l’angoscia, anche se in chiave carnevalesca, significa abituarli a un’estetica cupa e preconfezionata dal mercato. Perché assecondare questa spinta quando potremmo invece educarli alla bellezza, alla creatività e alla speranza?
Ogni fine ottobre, le vetrine dei negozi e i corridoi dei supermercati si tingono della stessa identica tonalità: sangue finto, maschere scheletriche, ragnatele di plastica e mostri pronti all’uso. Per molti genitori è diventata una consuetudine quasi automatica: arriva il 31 ottobre, si compra un costume preconfezionato da vampiro o da strega e si porta il bambino all’ennesima festa a tema orrore.
Spesso ci diciamo che è «solo un gioco», un pretesto innocuo per fare festa. Ma vale la pena fermarsi un istante e porsi una domanda genuina, da madre a madre: quale immaginario stiamo nutrendo nei nostri figli?
Non si tratta di fare i moralisti o di togliere il divertimento ai più piccoli. Al contrario: si tratta di restituire ai bambini la vera gioia e il gusto dell’originalità, liberandoli dall’omologazione di massa.
Alternative creative: quando il divertimento nasce dalle relazioni
Dire no al copione commerciale di Halloween non significa chiudersi in casa a luci spente. Significa cogliere l’opportunità per inventare qualcosa di autentico:
- La festa dei sogni e delle passioni: basta mettersi d’accordo tra due o tre famiglie. Invece di maschere spaventose comprate in serie, invitate i bambini a travestirsi dal loro personaggio preferito, dall’eroe storico che ammirano o da ciò che desiderano diventare da grandi: un astronauta, un medico, un esploratore, un pittore.
- Laboratori musicali, digitali, di maschere fai-da-te…: trasformate il pomeriggio in un’avventura creativa. Cartoncini, stoffe di recupero, colla e colori per inventare un personaggio inedito, nato interamente dalla fantasia del bambino. Non c’è nulla di più formativo che vedere una propria idea prendere forma dal nulla.
- Mani in pasta e merenda condivisa: cucinare insieme biscotti a forma di stella, torte fatte in casa o dolci d’autunno. Il piacere di sporcarsi le mani di farina e condividere il cibo batte qualsiasi scorpacciata distratta di caramelle industriali.

Guardarsi intorno: la ricchezza delle iniziative sul territorio
Se non si ha il tempo o la possibilità di organizzare un pomeriggio a casa, basta guardarsi intorno per scoprire realtà capaci di offrire proposte diverse e cariche di significato.
Sempre più parrocchie, oratori e associazioni propongono momenti come “Holyween” — come l’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica della parrocchia di San Nicola Vescovo di San Salvo —, trasformando il 31 ottobre in una vera caccia al tesoro alla scoperta delle vite dei santi, figure luminose che hanno speso la propria esistenza per gli altri. Pomeriggi all’insegna di giochi, lanterne, scoperte e convivialità, pensati per far vivere ai più piccoli una festa che semina gioia invece che paura.
Educare significa anche scegliere cosa mettere al centro. Uscire dal coro richiede un piccolo sforzo di volontà, ma regala ai nostri figli un messaggio fondamentale: non dobbiamo per forza seguire la massa se ciò che ci viene proposto non ci arricchisce.
Il 31 ottobre scegliamo per loro la luce, la fantasia e il calore. Scegliamo di far brillare ciò che costruisce, non ciò che incupisce.
