La famiglia Chiesa domestica

Rubrica a cura di Don Giovanni Boezzi delegato dai sacerdoti della Zona Pastorale di Vasto per la Famiglia

Carissimi, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, la famiglia cristiana può essere chiamata «Chiesa domestica». La motivazione di questa definizione risiede nel fatto che la famiglia è «viva immagine e storica rappresentazione del mistero stesso della Chiesa» (CEI, Direttorio di Pastorale Familiare, 15). «In tal senso la famiglia cristiana si pone nella storia come un “segno efficace” della Chiesa, ossia come una “rivelazione” che la manifesta e la annuncia, e come una sua “attualizzazione” che ne ripresenta e ne incarna, a suo modo, il mistero di salvezza» (CEI, Direttorio di Pastorale Familiare, 135).

In che modo la famiglia vive e testimonia la Chiesa? Il modo proprio e originale della testimonianza della famiglia scaturisce da quelle «stesse realtà che riguardano e contraddistinguono la sua condizione di vita: è allora nell’amore coniugale e familiare che si esprime e si realizza la partecipazione della famiglia cristiana alla missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù Cristo e della Chiesa» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 50).

La testimonianza dei fedeli è la stessa intimità di vita e di amore che costituisce la famiglia in quanto tale? La testimonianza dei fedeli si gioca essenzialmente nel loro modo di vivere l’unione coniugale e la generazione filiale: è nell’essere coniugi e genitori che si gioca la testimonianza cristiana dei fedeli, prima al di là di ogni altro impegno e servizio, pur importante, che essi possono assumere. La qualità cristiana dell’essere sposi e genitori è la missione propria e insostituibile mediante la vita familiare «edifica il Regno di Dio nella storia» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 50).

Anche laddove a una famiglia o a un suo membro fosse affidato un mistero o un servizio extra-familiare, sia esso civile o ecclesiale, esso non potrà che essere assunto secondo le modalità proprie della comunità familiare: «insieme, dunque, i coniugi in quanto coppia, i genitori e i figli in quanto famiglia, devono vivere il loro servizio alla Chiesa e al mondo» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 50). L’annuncio della Parola di Dio si compie nel ministero di evangelizzazione, dentro la famiglia, in cui tutti i membri, genitori e figli, evangelizzano e sono evangelizzati e, al di fuori di essa, poiché una famiglia in cui il vangelo è profondamente vissuto «diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 52).

Per via del suo compito sacerdotale, la famiglia «è chiamata a santificarsi e a santificare la comunità ecclesiale e il mondo» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 55). La vocazione della famiglia alla santificazione indica un’autentica e profonda spiritualità coniugale e familiare, la quale ha la sua fonte propria e il suo mezzo originale nello stesso sacramento del matrimonio.

Il compito regale provvede a manifestare la Parola di Dio, accolta e annunciata, celebrata e professata dalla famiglia «nella concretezza della vita secondo il dono e il comandamento nuovo dell’amore […] Animata e guidata dalla legge dello Spirito che riserva nei cuori l’amore di Dio, ed in intima comunione con la chiesa» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 50), la famiglia cristiana vive il suo servizio d’amore, anzitutto all’interno e a favore della coppia e della famiglia, mediante il quotidiano impegno a promuovere un’autentica comunità di persone, fondata e alimentata dall’interiore comunione di amore.

E allora non mi rimane che dirvi: buon lavoro.

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