In san Vitale San Salvo ha per patrono una famiglia di santi

Il 28 aprile la città di San Salvo celebra il suo santo patrono: San Vitale Martire! Ma grazie a questo “glorioso santo” celebriamo anche l’intera sua famiglia: la moglie Valeria e i figli Gervasio e Protasio, anch’essi venerati come santi.

Una delle domande più belle che ci potremmo porre su san Vitale potrebbe concernere come viveva il suo quotidiano in famiglia: quali domande e quali momenti di preghiera di coppia riservavano al Dio vivente e come Lo presentavano ai figli. Se si legge la biografia di questa famiglia (riportata a margine) si può scorgere quanto ogni membro, ognuno nella sua singolarità, sia stato contagiato dall’amore per la Lieta Novella.

Il 19 marzo 2021, in occasione dei 5 anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” sulla bellezza e la gioia dell’amore familiare, papa Francesco ha indetto l’Anno “Famiglia Amoris Laetitia”, che si concluderà il 26 giugno 2022 in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie a Roma con il Santo Padre.

Sarebbe bello se questo 28 aprile 2022 divenisse per San Salvo non l’apice conclusivo di una festa patronale ma l’avvio di un tempo di preparazione all’evento del 26 giugno per celebrare la bellezza della famiglia cristiana partendo proprio da San Vitale e dalla sua santa famiglia. E sarebbe altrettanto bello avere anche le statue degli altri membri della sua famiglia e far divenire l’intera famiglia patrona della città di San Salvo. Quante città possono vantare di avere una famiglia fatta da un papà, una mamma e due figli/fratelli come patrona?

Si potrebbero ad esempio organizzare dei simposi

(Biografia da San Vitale di Ravenna (santodelgiorno.it)) Vitale era un ufficiale che aveva accompagnato il giudice Paulino da Milano a Ravenna. Scatenata la persecuzione contro i cristiani, accompagnò Ursicino, condannato a morte, dandogli coraggio, che sulla strada per il luogo dell’esecuzione. Ursicino viene decapitato e fu sepolto a Ravenna dallo stesso Vitale. Vitale viene arrestato e dopo aver subito varie torture per farlo apostatare dal cristianesimo, il giudice Paolino ordina che venga gettato in una fossa profonda e ricoperto di sassi e terra; così anch’egli diventa un martire di Ravenna e il suo sepolcro nei pressi della città, diviene fonte di grazie.
La moglie Valeria avrebbe voluto riprendersi il corpo del marito, ma i cristiani di Ravenna glielo impediscono, allora cerca di ritornare a Milano, ma durante il viaggio incontra una banda di villani idolatri, che la invitano a sacrificare con loro al dio Silvano; essa rifiuta e per questo viene percossa così violentemente, che portata a Milano, muore tre giorni dopo.
I giovani figli Gervasio e Protasio, vendono tutti i loro beni, dandoli ai poveri e si dedicano alle sacre letture, alla preghiera e dieci anni dopo vengono anch’essi martirizzati.

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