Il 37° compleanno di don Victor e di Concetta: storie di vita nella pizzeria del Kartodromo

Il 1° settembre 2026, nella cornice semplice e familiare della pizzeria del Kartodromo di San Salvo, si è celebrato qualcosa che è andato ben oltre un compleanno. È stata una serata quasi intima, di quelle in cui ci si siede attorno a un tavolo e, senza fretta, si lascia che la vita si racconti da sola: tra una pizza fumante, un sorriso, un ricordo che affiora, una lacrima che non si vergogna di scendere.

Don Victor: un compleanno voluto, scelto, custodito

Don Victor Tumwebaze, oggi professore di teologia dogmatica nel seminario del suo Paese — uno dei 15 docenti che accompagnano la formazione di 230 seminaristi, frutto vivo dell’opera dei missionari che hanno evangelizzato la sua terra — ha voluto fortemente festeggiare il suo compleanno proprio qui, a San Salvo.

Un gesto che dice molto: dice gratitudine, dice appartenenza, dice che questa comunità è diventata per lui una seconda casa.

Don Victor è un uomo che porta nel cuore la sua Uganda, la sua vocazione travagliata e luminosa, la sua storia di fede che ha attraversato dubbi, resistenze, cadute e risalite. Un uomo che non ha paura di dire che Dio lo ha cercato, lo ha atteso, lo ha guidato. E che oggi, da professore, restituisce ai giovani ciò che ha ricevuto: una fede pensata, incarnata, gioiosa.

Le storie che hanno fatto la serata

Quella del compleanno è stata una serata di racconti veri, di vite che non hanno paura di mostrarsi. Una serata dove ogni storia è diventata un piccolo frammento di Vangelo vissuto.

Don Raimondo Artese, che ha organizzato la serata, ha condiviso con semplicità il ricordo del suo arrivo a San Salvo oltre trent’anni fa, quando la nomina alla parrocchia di San Giuseppe — per chi gliel’aveva affidata — sembrava quasi una punizione, e che invece si è rivelata la storia più bella della sua vita pastorale. Ha raccontato episodi della sua giovinezza: la docente che gli aveva promesso la bocciatura e che poi, rimasta incinta, aveva visto svanire quella minaccia; e il giorno in cui suo padre lo accompagnò in seminario con la macchina, caricando sul tetto persino il materasso, come si faceva una volta, con quella tenerezza concreta che non si dimentica.

Silvano: le lacrime che parlano ancora

Silvano, con la voce che trema e gli occhi che si velano, ha raccontato la perdita di un familiare avvenuta tanti anni fa. Una ferita che non si chiude del tutto, perché l’amore non si chiude mai. Ha confidato di averlo rincontrato in sogno, più volte, come se quei sogni avessero il sapore misterioso di una premonizione, di una presenza che continua a camminare accanto.

E poi quel messaggio conservato dalla moglie, scritto da un’amica:

“Non posso restare alla festa perché devo andare da mia moglie. Senza di lei non sono niente.”

Parole che attraversano cinquant’anni di matrimonio e che raccontano un amore che non si è mai stancato di essere amore.

Silvano ha parlato anche dei miracoli che hanno segnato la sua vita: un colpo di sonno in autostrada, scampato senza spiegazioni; altre situazioni in cui ha sentito forte la presenza di Qualcuno di grande. Qualcuno che chiama per nome.

Rosa: la ferita che diventa fede

Rosa ha condiviso la sua battaglia contro un tumore al seno scoperto quasi per caso. Un’ecografia che sembrava rassicurante, un’operazione che ha rivelato una realtà più dura. E in quel dolore, la certezza di non essere sola: l’ intercessione di Padre Pio, sentita come una mano che sostiene, una presenza che accompagna.

Marisa: la vita che si rialza

Marisa, dopo una vita dedicata all’insegnamento, ha attraversato il lutto del marito e poi quello della mamma, una donna molto forte capace sempre di dare speranza, tornata alla Casa del Padre a 101 anni. Eppure oggi vive una gioia nuova: quella di un nipotino che va a trovare a Roma, quella della sua San Salvo che ama profondamente, quella dell’Eucaristia quotidiana, delle amiche del rosario, delle videochiamate del figlio che accorciano le distanze. Una vita che ha conosciuto la prova, ma che ha scelto la gratitudine.

In quella stessa serata si è festeggiato anche il compleanno di Maria Concetta, presente con la sua gioia semplice e luminosa, accanto al marito con cui condivide cinquant’anni di matrimonio: un amore che continua a profumare di casa e di gratitudine.

La bellezza di una comunità che crede

Tra un racconto e l’altro, la serata è diventata un mosaico di fede quotidiana: non quella dei grandi eventi, ma quella che si vive nelle pieghe della vita, nelle gioie e nelle fatiche di ogni giorno.

Tutti, in modi diversi, hanno testimoniato la stessa verità: Dio cammina con noi. Nelle strade di San Salvo, nelle case, nei ricordi, nelle ferite, nelle guarigioni, nelle risate attorno a un tavolo.

La cornice perfetta: la pizzeria del Kartodromo

La pizzeria del Kartodromo ha fatto da sfondo a questa serata speciale. Uno staff che è famiglia, un ambiente che non ha bisogno di apparire perché è già vero così com’è. Un luogo dove la semplicità diventa casa.

Il senso profondo di un compleanno

Il 37° compleanno di don Victor non è stato solo una festa. È stato un incontro di storie, un intreccio di vite, un piccolo pezzo di Chiesa viva. È stato il segno che la fede non è teoria, ma carne, voce, lacrime, sorrisi, mani che si stringono.

È stato un grazie. Un grazie che profuma di futuro.

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