Dove la malattia spaventa, Qualcuno ti prende la mano: la testimonianza di Jean, che vive il cancro… e non ha più paura

E non avrai paura …

Giorgio era a letto e non aveva la forza di alzarsi. Piero era arrivato a casa per una breve visita. Aveva una pace disegnata sul viso e una serenità che emanava dagli occhi. La voce calma, pacata, dolce e vellutata.

Giorgio si lamentava per i dolori e non voleva saperne di Comunicarsi. Si dichiarava ateo, fiero di non aver mai seguito la cHIESA, IL cattolicesimo, il Vangelo…Quante volte Piero gli aveva detto che le sue erano solo scuse per non abbracciare una Fede che impone dei sacrifici nel seguire la strada di Dio. era solo una scusa se non entrava in chiesa, la sua comodità , la ricerca di cose non impegnative, il rifiuto di un strada a volte in salita.

“Beato te” diceva Giorgio “che ci credi, io non credo e basta lasciami stare, non vedi che la malattia mi sta uccidendo? la vita se ne va e tu pensi alla Fede?”

“Sai , ti devo confidare una cosa” disse Piero. “ Era una sera di fine agosto. Quella mattina avevo fatto la solita iniezione di antidolorifici. Avrei affrontato un viaggio per andare a Cascia da S. Rita, e venivo da diversi mesi in cui la schiena mi faceva molto male. Avrei guidato tutto il giorno, quattro ore all’andata e altre quattro per il ritorno. Nel mezzo una lunga giornata in piedi.

“E allora? Alla nostra età abbiamo sempre qualche dolore e fare un viaggetto cosa vuoi che sia…al meno tu potevi farlo” Disse infastidito Giorgio.

“Aspetta, fammi finire. Non fu una giornata semplice, dovetti prendere anche alcune pillole per il dolore”

“Si ho capito, ma tu parli di un dolore alla gamba, la schiena, roba di lombosciatalgia…cosa vuoi che sia rispetto alla mia malattia. Guarda la mia malattia che invece mi uccide.” Disse disperato e quasi piangendo Giorgio. Piero gli prese la mano e con un sorriso pacato e la voce calma continuò: “ Quella sera, al mio ritorno a casa, quando spensi il motore dell’auto non riuscivo a scendere. A stento e a fatica arrivai a casa. Poi le vertebre collassarono e, rimasi piegato in due. Non è un modo di dire. Non potevo alzare la schiena. Raggiunsi il letto dove caddi restando in quella posizione. Non potevo allungarmi. Stare sdraiato”

“E poi ti sei addormentato? è passato il dolore?”

“No, non mi sono addormentato e il dolore era sempre lì, e allora ho ripensato ai mesi che avevo appena trascorso tra visite specialistiche, radiografie, TAC -Risonanze Magnetiche, PET, le infinità di medicine prese, tre Ortopedici, tre Neurochirurghi, un Neurologo, Fisiatra, Laser terapia, Osteopata, Fisioterapia…Cosa non avevo fatto…? e ora ero lì con la schiena piegata e un dolore che mi toglieva il fiato. Il dolore era fortissimo, potevo solo gridare, e gridavo forte tanto che vennero i vicini di casa a confortarmi. Non potevo stare in piedi ma neanche seduto. Non sul fianco, niente da fare. Chiamarono un’ambulanza. Andare con loro fu un’altra tortura dolorosa. In ospedale non avevano il Voltaren + Dicloreum che mi avrebbe fatto bene. Mi fecero una blanda flebo che scorreva lentissimamente ed io soffrivo su quella barella. All’una del mattino dissero che potevano dimettermi. Stralunato li guardai come a dire: Siete pazzi? A quest’ora … ?”.

“E poi?” disse Giorgio.

“Non ci fu niente da fare. Dovette venire mia moglie in auto e tornai a casa, risalire le scale senza che fosse passato quel dolore , fu tremendo”

Giorgio si lamentava tanto, soffriva e malediceva la vita, le malattie. Guardava il suo letto, la sua stanza e pensava a quello che lasciava. Invidiando quelli che sarebbero venuti e avrebbero preso le sue cose. Quelli a cui la vita sorrideva mentre lui moriva. Era attaccato ai beni materiali. Inveiva conto la Chiesa che non lo salvava, dimenticando che, come diceva lui, non ci credeva ma se avesse potuto avere un miracolo …

Emise un sospiro, si appoggiò meglio al cuscino chiedendo poi cosa fosse successo nella storia di Piero.

“Giorgio, sai quanto ti voglio bene, mi dispiace che stai male e mi dispiace molto più perché se avessi Fede , anche nel dolore, saresti in pace, saresti sereno, accetteresti. “

“Smettila non mi compiangere, non puoi sapere il dolore che prova una persona che muore per queste malattie. Tu forse sei stato male, ma stai bene. Chi è sazio non capisce chi è a digiuno”

“Chi ti ha detto che sto bene? Ascolta. Nel 1996 scrissi una cosa. Arriva per tutti un giorno in cui il postino suona alla tua porta e, ha una lettera per te. Non è di quelle che aspetti con ansia, anzi è un telegramma di cui avresti fatto volentieri a meno. Sono passati trent’anni ma, non è per un ritardo del postino che la lettera, un giorno di fine estate, è stata consegnata anche a me.

Quella schiena che faceva male, era un cancro al polmone che aveva provocato metastasi e influenzato le vertebre fino a farle collassare, in poche parole due malattie in una. Già, è così. Tu credi che io stia bene? Non è vero. Anche io ho una malattia mortale.”

“ Ma che dici? Ma sei serio? Ma sei sereno, stai in pace, conforti me, come fai? Non ci posso credere!”

“Questa è la Fede. Confidare in Gesù Misericordioso. Vedi? Improvvisamente la vita ti presenta il conto e ora sai che sta per finire il tuo tempo e, il biglietto del viaggio, lo hanno già comprato. A te resta solo iniziarlo. No, non hai bisogno di preparare una valigia. Semmai hai bisogno di una valigia spirituale, l’unica che porterai in quel viaggio, e che è stranamente leggera.

E’ un viaggio doloroso ma, sai di affrontarlo con quella calma e serenità che solo la Fede sa darti per accompagnarti e mai lasciarti.

Quella lettera era un ultimatum. T’imponeva subito una croce diversa da portare. Una Croce che lungo la Via Dolorosa, porta al Golgota dove trovi la fine. E lungo la Via Dolorosa trovi qualcuno che, anche se non volesse, è chiamato a portare per una parte, la stessa croce. E’ la vita che prosegue invariabilmente da 2025 anni. Prima fu Gesù a prenderla. Simone di Cirene fu chiamato ad aiutarlo…Oggi sono io, e la mia famiglia ha preso il posto di Simone per aiutarmi.

Ed è iniziato il dolore. Quello che comanda, quello che ti tiene incollato in un letto. Non puoi alzarti. Non puoi muoverti. Non puoi cambiare posizione. Da un giorno all’altro sei nelle mani di qualcuno che ti deve aiutare, per tutto.

Pensavo a tanti che vivevano sdraiati, una dei tantissimi, la Beata Alessandrina. Quanto ha sofferto.

Sapevo di alcune persone che avevano dedicato la propria vita al servizio vero del prossimo e che dopo un secolo erano stati canonizzati dalla S. Sede. Persone che valevano mille e mille volte più di me…e sono morte. Cosa avevo fatto io più di loro? Niente. A cosa valeva la mia vita rispetto alla loro? Niente.

Il dolore che mi bloccava in quel letto per 4 mesi faceva male perchè interrompeva un percorso di preghiera e conversione che mi teneva in Chiesa tutti i giorni, prima con la recita del S. Rosario e poi nel seguire la celebrazione della S. Messa.

Sei chiamato ad ACCETTARE. Senza SE e senza MA. A chi mi chiedeva come facessi ad essere calmo, rassegnato, tranquillo, come riuscissi ad essere in una sola parola SERENO, dicevo sempre che siamo troppo abituati a lamentarci. Troppo abituati a chiedere cose materiali e non lo Spirito di Verità , come ci dice la Madonna di Medjiugorie . Troppo abituati a stendere la mano dell’elemosina e chiedere Grazie e Miracoli, pensando che tutto è dovuto e dimenticando che entriamo in Chiesa solo quando abbiamo paura e vogliamo il Miracolo.

Dicevo a tanti: “ …mi sembra di vedere la Volta Celeste che ci guarda dall’alto dicendoci: Dove sei stato fino ad oggi? Quando hai avuto tutto hai mai ringraziato? O hai fatto parte dei nove dei dieci lebbrosi guariti da Gesù e solo uno tornò indietro a ringraziare.? “

Ecco, la Grazia del Signore mi accompagnava in quel viaggio. Mentre la vita scorreva tra le dita come sabbia, il bene passava e il male che avevo fatto restava sul banco degli imputati aspettando il Giudizio. Ma ero sereno. Gli ultimi anni non avevo camminato da solo.

Un collega si chiedeva come potessi essere calmo, sereno e rilassato

Risposi che quando si cammina (anche indegnamente) sulla strada indicata da Gesù, sei consapevole dei tuoi difetti e delle tue imperfezioni, ma hai anche la consapevolezza di non essere solo. Avrei voluto dire a quel collega: “ quando andavamo a prendere il caffè e passavamo davanti alla chiesa, vedevi che mi facevo il segno di Croce in segno di rispetto e saluto. Perché mi guardavi e non facevi lo stesso? Perché hai dimenticato gli insegnamenti dei nostri genitori? E soprattutto perché rifiutavi di prendere esempio e salutare?”

Certo anestetizzato dai ritmi della vita, hai relegato Dio e Gesù in un angolo quasi fosse un fastidio. Peccato però che poi quel “ fastidio” , con noncuranza, lo cerchi quando ne hai bisogno..Ecco, da dove arrivava la mia serenità. Per anni, forse per tutta l mia vita ho detto che si deve ringraziare, per tutto quello che abbiamo avuto e abbiamo. Bisogna accettare il bello e il brutto. Bisogna dire grazie sempre. Al contrario, è inutile chiedere e chiedere senza meritare. Inutile chiedere perché il Signore Tuo nell’alto dei Cieli…lo sa bene di cosa hai bisogno, prima ancora che tu glielo chieda. E sa quale è il bene migliore che può fare per il tuo spirito anche se a te non piace. LUI pensa al tuo futuro non al tuo presente. Quel futuro non è legato ad un tempo terreno.

Non devi credere a modo tuo, prendendoti delle ristrettezze di convenienza della parola di Dio, autogiustificandoti per questa mancanza e quell’altra. Tu hai l’ardire di giustificarti? No, con Dio non funziona. Non puoi scherzare con LUI.

E allora dicevo a quelli che dicono di credere ma, si perdono dietro il concetto di vita terrena, si disperano, si rammaricano, inebetiti vagano nel terrore di perdere tutto , non riescono ad accettare che la vita terrena è breve, tutto finisce, niente porti dietro…La mia consapevolezza, della vita terrena che finisce e tutto lasci, mi rende la pace. La serenità per il dopo, perché solo la vita dopo la morte diventa vera ed eterna.

Se hai paura di questo passaggio inevitabile, sei su una strada sbagliata , ti tieni aggrappato alle cose terrene, proprio a quelle che vuoi o non vuoi, devi lasciare. Io guardavo le mie macchine fotografiche , i miei libri, il mio studio, la mia casa e soprattutto i figli, la moglie…tutto improvvisamente non mi apparteneva più già nel momento in cui quel dolore mi schiacciava nel letto abituandomi alla posizione orizzontale.

Nell’antico Testamento c’è il passo di Samuele ed Eli (1 Sam 3,1-10) ove dovremmo capire tra le righe che l’unico tempo vero che stiamo vivendo è quello che impone di alzarci. Riprendiamo un’osservazione di – J. Ratzinger – papa Benedetto XVI -Duomo di Frisinga, 11/11/1979 )

“E’ tempo di alzarsi!” Quando udiamo queste parole, pensiamo anzitutto ai primi minuti un po’ sgradevoli del mattino. L’incaricato di dare la sveglia ci ha strappati al sonno, ci piacerebbe continuare a stare a letto, ma è tempo di alzarsi e dobbiamo seguire la chiamata del nuovo giorno.(…) “La notte è passata. E’ tempo di alzarsi. Indossate l’abito diurno, Cristo, e deponete le opere delle tenebre, l’impurità, le gozzoviglie, le licenze, le contese e le gelosie! Vivete come vive lui” .Allora sarete uomini del giorno e uomini che si sono alzati.!

E allora alziamoci subito…subito…

“…Dammi quella coroncina del Rosario che tieni tu …forse anche per me non è troppo tardi… Che dici?”

“Stai tranquillo, non è troppo tardi . Alzati Giorgio.

E non avrai paura”

La scrittrice S. Tamaro disse che “… la scrittura è un viaggio nel dolore” . Sono d’accordo.

Jean

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