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Devozionismo e fede: quando la forma rischia di oscurare il fuoco

In molte realtà italiane – e lo vediamo anche qui in Abruzzo e nel Molise – la vita religiosa sembra spesso scorrere su due binari paralleli: da una parte la fede, quella che nasce dall’incontro con Cristo e si nutre della Parola; dall’altra il devozionismo, fatto di statue, processioni, feste patronali, fuochi d’artificio, “tradizioni eventi” che riempiono le piazze e muovono interi paesi.

Due binari che, pur intrecciandosi, non sempre conducono alla stessa meta.

Il regista “Emozioni”: quando la fede si ferma al momento

La Chiesa cattolica – e lo afferma chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica – riconosce il valore delle devozioni popolari, ma ricorda che esse devono essere «orientate alla liturgia e non sostituirla».

Il problema nasce quando il vero regista diventa “le emozioni”. A volte ci si aggrappa alle “emozioni”, ma le emozioni si fermano al momento: l’amore, invece, dura per sempre. È come se cercassimo scosse istantanee, brividi spirituali, senza il coraggio dell’amore che resta, che costruisce, che persevera.

Diverse tradizioni diventano spettacolo. Le statue diventano oggetti da difendere più che segni da contemplare. Le feste patronali si trasformano in eventi da finanziare, con comitati che raccolgono soldi porta a porta per fuochi d’artificio, cantanti, luminarie e altre manifestazioni in base al territorio.

E allora la domanda sorge spontanea: dov’è la fede?

La piazza piena, la chiesa vuota

È un paradosso che molti sacerdoti conoscono bene: la piazza si riempie per la festa, ma la chiesa resta vuota per la catechesi.

Il devozionismo attira, la fede impegna. Il devozionismo emoziona, la fede converte. Il devozionismo unisce per un giorno, la fede costruisce per una vita.

Eppure, quando un sacerdote prova a mettere ordine – a ridimensionare certe tradizioni, a riportare la centralità sull’Eucaristia – si scatena il finimondo.

Chi arriva alla fede da adulto vede le cose diversamente

Chi è cresciuto nelle tradizioni spesso le vive come parte della propria identità. Chi arriva alla fede più tardi, invece, percepisce certe forme come mascheramenti, a volte come incongruenze.

Tu lo dici con sincerità: le statue ti aiutano a ricordare la vita dei santi, ma non sono il centro. Il centro è Cristo. Il centro è il Vangelo vissuto.

E quando vedi persone attaccate alla statua più che alla Parola, ti chiedi: non stiamo confondendo il segno con il Signore?

La Chiesa non è “bigotta”: custodisce un patrimonio di verità per l’uomo

Molti di coloro che riempiono le piazze e non la Chiesa, pensano che la Chiesa “proibisca”, “imponga”, “giudichi”. In realtà – e lo affermano i documenti del Magistero, dal Concilio Vaticano II al Catechismo – la Chiesa custodisce valori che non sono “regole”, ma vie di felicità per l’uomo.

Il peccato non è un capriccio ecclesiastico: è ciò che ferisce la persona, la sua dignità, la sua libertà.

La fede non è un insieme di tradizioni: è un incontro che cambia la vita.

Serve un’educazione alla fede: cammini, gruppi, perseveranza

Manca un’educazione alla fede adulta. Molti cattolici si fermano al catechismo della Prima Comunione. Dopo, il deserto.

E allora nascono devozioni senza radici, emozioni senza formazione, tradizioni senza Vangelo. La Chiesa – e lo dicono i documenti CEI sulla catechesi – invita da anni a creare percorsi permanenti, cammini di crescita, gruppi di ascolto della Parola.

Proposta concreta per i sacerdoti che vogliono portare i propri parrocchiani a una fede matura: un cammino di catechismo permanente

  1. Incontro periodico sulla Parola
  2. Educarci a testimoniare la nostra fede: ve lo immaginate un incontro in cui i parrocchiani raccontino chi è Dio per loro?
  3. Piccoli gruppi di condivisione per imparare a parlare di Dio
  4. Conoscere la dottrina sulla nostra fede per superare l’ignoranza religiosa diffusa.
  5. Laboratori di preghiera Lectio, adorazione, preghiera dei fratelli.
  6. Servizi concreti all’uomo che vive una situazione di disagio: centri ascolto di coppie in crisi, aiuto materiale, umano e spirituale alle famiglie, …la fede cresce quando si dona.
  7. proporre nuove tradizioni e nuove forme aggregative a dimensione famiglia

La Chiesa – quella vera, quella che nasce dal Cenacolo – non vive di emozioni, ma di Spirito. Non vive di tradizioni, ma di Vangelo. Non vive di statue, ma di santi. E la fede adulta è una fede che si lascia mettere in discussione, che cresce, che si converte, che si forma.

Perché la forma passa. Il fuoco resta.

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