Come fa una famiglia numerosa e sbarcare il lunario?

Rubrica sono una mamma non sono una santa

Il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.

Questa frase di don Tonino Bello sintetizza perfettamente quali potrebbero essere le potenzialità di una famiglia numerosa.

Quando ero ancora ragazza e con le amiche uscivano i discorsi sul desiderio di farsi una famiglia e del numero di figli che si avrebbero voluti avere, l’intercalare più comune era: “Voglio avere uno massimo due figli, perchè i figli costano“. In quelle circostanze non mi esprimevo perché in quel periodo non avevo nessuna idea di cosa volessi. Avevo un forte desiderio di farmi una famiglia ma senza immedesimarmi nel concreto. Era quello il periodo in cui amavo studiare e il resto era relativo.

Il mio primo e unico ragazzo è stato colui che è poi diventato mio marito. Dopo che abbiamo cominciato a parlare di matrimonio ho cominciato a maturare l’idea di desiderare una famiglia numerosa. Non dimenticherò mai la faccia sbalordita di mio marito quando eravamo semplici fidanzati e un giorno, una nostra comune amica psicologa ci fece un test che contemplava la domanda “Quanti figli vorresti avere” e io risposi: “Almeno quattro!”.

Quando ci siamo sposati non avevamo prestabilito quanti figli volevamo: abbiamo semplicemente detto sì alla vita. Se non avessi avuto un aborto spontaneo avremmo cinque figli. Quell’ “almeno quattro” è diventata realtà!

Alla domanda “E’ vero che i figli costano?”, oggi risponderei: “Tutto dipende dalle priorità e dalle aspettative che si hanno e sono delle semplici scelte, tutte ugualmente giuste”. Quando i figli erano ancora piccoli capitava spesso che molte mamme mi chiedevano: ” Ma come fai con quattro, io non arrivo con uno”.

Io posso solo rendere testimonianza della mia esperienza. Sia da un punto di vista umano, logistico ed economico diventa tutto più semplice dal terzo figlio in poi. Provo a fare degli esempi per rendere l’idea di cosa voglio dire. Al primo e al secondo figlio compravamo tutti i giocattoli e i vestiti che ci immaginavamo che li potesse rendere felici: compimese, ….primo, secondo, terzo compleanno, …Natale, ogni volta che si andava in edicola…..di occasioni ce ne erano davvero tantissime. Senza esagerare non ci rendevamo ancora conto che per i bambini fino a una certa età anche il giocattolo più desiderato (e spesso anche costoso) se non dopo quindici minuti, dopo qualche giorno diventava un oggetto come un altro che passava nel dimenticatoio. Gli unici giochi che non li stancavano mai erano costruzioni e macchinine. I giochi più belli per loro sono gli oggetti veri (cucchiai di legno, sedie. piatti ecc.). Noi adulti abbiamo la percezione della distinzione di un giocattolo e un utensile per i bambini piccoli non è così. Ai loro occhi c’è semplicemente tutto un mondo da scoprire. E anche per i vestitini dei primi figli sembra normale spendere cifre assurde per una sola tutina o un vestitino elegante che indosserà se tutto va bene tra crescita e cambio di stagione, solo quindici giorni e talora anche solo due tre volte. Dal terzo figlio entri nell’ottica: tanto cresce a che serve spendere tanti soldi per un solo capo? Capi di buona qualità o manifattura si trovano anche a buon prezzo, basta porselo come una opportunità. Si cominciano anche a riciclare i vestiti dei fratelli più grandi almeno fino a quando non acquisiscono una loro identità e cominciano a maturare gusti diversi. E anche lo zaino di prima elementare è quello che raffigura il personaggio preferito di sei anni. L’anno dopo o a metà anno cambia personaggio e quindi quello zaino non diventa più buono non perchè è diventato vecchio ma semplicemente perchè non soddisfa più una vaga idea di bellezza! Quando dovevo comprare lo zaino della quarta figlia anche lei aveva il suo personaggio preferito: ma molto semplicemente le ho detto “Poi questo personaggio ti stancherà come quello che ti piaceva l’anno scorso e che oggi non ti piace più.” E si è scelto uno zaino del suo colore preferito. Oggi in quarta elementare mia figlia ha lo stesso zaino del primo giorno di scuola. In terza elementare vedendo una sua amichetta con un personaggio che solitamente piace in prima mi ha ridetto “Mamma hai fatto bene a farmi comprare questo zaino, mi piace ancora. Se avessi preso quello che volevo io ora avrei uno zaino da piccoli”. I bambini capiscono molto di più di quanto noi ci immaginiamo basta spiegare tutto nella verità.

Anche da un punto di vista umano è così. Si impara a vedere ciò che è veramente essenziale e importante. Quando avevo solo i primi due figli stavo loro addosso in tutto e per tutto. Poi col tempo ho imparato che facciamo davvero il loro bene cercando di renderli quanto più autonomi possibili. Qualche volta mi sono anche beccata la classica frase: “Fa così perchè poverina ha quattro figli e non arriva“. Chi parlava così non sapeva che non mi sentivo affatto una “poverina” perchè avevo quattro figli ma anzi, per me era ed è una grande gioia e certi comportamenti sono quasi sempre il frutto di una scelta. E’ innegabile che ci sono state anche tantissime volte che a tante cose non arrivavo per una questione di tempo materiale. Solo Dio sa se ho tralasciato cose davvero importanti per il bene dei miei figli.

Anche nell’aiuto ai compiti oggi spesso i due figli più grandi sono più bravi di me ad aiutare i due più piccoli. E di questi esempi ce ne sono tanti altri.

I figli non hanno bisogno di oggetti ma più semplicemente di sentirsi amati da chi li ha generati e sapere che ci sono dei genitori che li stimano e hanno una grande fiducia in loro.

Di sicuro non esiste un numero ideale di figli per una coppia: può essere zero, uno, due o dieci. Si tratta solo di scelte e di equilibri di famiglia. Anche Santa Madre Chiesa, al contrario di quello che si pensa, non parla di numeri di figli ma di paternità e maternità responsabile. Posso solo testimoniare che la famiglia numerosa è un grandissimo dono e un’altrettanto grandissima grazia.

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