Auguri a don Gianni Sciorra, per il 30° anniversario di sacerdozio

Oggi, insieme a don Gianni, vogliamo dire grazie al Signore per il suo ministero sacerdotale che svolge con amore e passione. A tutti i lettori offriamo una piccola riflessione di san Giovanni Maria Vianney sulla figura del sacerdote ed una preghiera sempre per i sacerdoti di don Tonino Bello. Auguri caro don Gianni anche da Parrocchie 3.1

«Il prete, dice san Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars, è un uomo che tiene il luogo di Dio. Senza il sacerdote non avremo il Signore. Chi lo ha riposto nel Tabernacolo? Il prete. Chi ci ha ricevuti nel grembo della Chiesa cattolica al primo entrar nella vita? Il prete. Chi ci nutre e dà forza nel pellegrinaggio di questa vita mortale? Il prete. Chi ci preparerà a comparire al tribunale di Dio lavandoci per l’ultima volta nel Sangue di Gesù Cristo? Il prete, sempre il prete. Se noi ci allontaniamo dal Signore, chi ci riconcilierà con Lui? Chi ci renderà la grazia, la calma e la pace? Ancora il prete.

Il prete non è prete per sé, non dà l’assoluzione a se stesso, non amministra a se stesso i sacramenti, non è prete per sé, ma per gli altri. Lasciate una parrocchia senza prete. “Che fare in Chiesa? – direbbe la gente – non vi è più la celebrazione dell’Eucaristia, non più Sacramenti, il Signore non vi è più, tanto vale pregare in casa”. Quando si vuol distruggere la religione si comincia dal prete perché dove non vi è più prete non vi più sacrificio, non vi è religione.

Consideriamo quali poteri Dio ha dato al prete. Egli d’un pezzetto di pane ne fa un Dio. È più che creare un mondo! “Se m’incontrassi in un prete e in un angelo – è sempre il curato d’Ars che parla – saluterei il prete prima dell’Angelo”. L’Angelo è l’amico di Dio, il prete è il luogotenente di Dio. S. Teresa baciava il terreno dove era passato il prete. Quando vediamo un prete dobbiamo dire: “Ecco colui che mi ha fatto figlio di Dio, che m’ha aperto il Paradiso nel santo battesimo che mi ha purificato l’anima mia, che alimenta l’anima mia, che vorrò aver vicino al capezzale nella mia agonia”.

Ai giorni nostri è molto avvilito e disprezzato il carattere Sacerdotale; alle volte anche da quelle persone che vantano ossequio alla Fede, alla religione, alla Chiesa. Che gli increduli e i libertini non abbiano per i Sacerdoti che odio e disprezzo non è meraviglia, ma che persone cristiane, che si ritengono buone e timorate di Dio non abbiano il dovuto rispetto per i Sacerdoti, è cosa intollerabile. Spesso si sparla dei Sacerdoti, si fa delle loro persone un oggetto di beffe e di satire, s’ingrandiscono i loro difetti e se ne fa un gran rumore. Succede poi anche che, per lo sbaglio e il limite di qualche povero prete, con sacrilega ingiustizia si mettono in discredito tutti i Sacerdoti facendone indistintamente un fascio di tutti, come se tutti fossero persone ignoranti, oziose, avare, mondane, viziose. Come se le azioni di uno bastassero a rendere rei anche gli altri. È stoltezza giudicare tutti gli uomini scellerati perché uno, dieci, cento di loro sono tali. La vita del Sacerdote deve essere santa e se non lo è, guai e lui! Ma anche se conducesse una vita cattiva non lascia per questo di essere Ministro di Dio, e nessuno ha il diritto di disprezzarlo. Chi disprezza i Sacerdoti di Dio disprezza Dio stesso. Rigettate con orrore quelle riviste, quei romanzi, quelle storie nelle quali il Papa, i Vescovi, i Frati, i Preti sono calunniati e derisi nella maniera più turpe e volgare. Rispettiamo il prete, amiamolo, ascoltiamolo; difendiamolo dalle calunnie e dagli insulti degli empi. Egli è l’uomo di Dio, il Ministro, il Rappresentante dell’Altissimo. È un uomo che rinunziò alle ricchezze, ai piaceri della vita per tutto consacrarsi ai bisogni spirituali, e non solo, dei fratelli. Se incontriamo qualche sacerdote poco esemplare e forse anche vizioso, non ci meravigliamo. Ci ricordiamo che i preti son anche loro figli di Adamo, soggetti alle stese debolezze della natura umana. Sono pochi i preti cattivi e ogni cristiano ha il dovere di pregare per questi poveri disgraziati e coprire più che è possibile i loro sbagli. Si parla con tanto chiasso delle debolezze di qualche prete in particolare, e non si fa parola delle virtù e dei sacrifici del maggior numero. E chi può conoscere e raccontare le sofferenze, la carità di mille e mille preti che pregano, che si sacrificano per la loro gente, per le parrocchie che sono loro affidate? Veneriamo poi in modo speciale il Papa che è il Capo supremo di tutti i Vescovi, e poi il vostro Parroco e, se volete, anche me vostro indegno curato, se non per quello che sono, tutto imperfezioni e miserie, almeno per quello che rappresento. Ricordatevi che noi sacerdoti saremo sempre i vostri migliori amici, sempre e poi sempre. Quando tutti vi avranno abbandonati, quando per disgrazia sarete colti da terribile morbo, voi ci troverete sempre pronti ad assistervi, a consolarvi, a portarvi la salvezza di Dio.»

Spirito del Signore, dono del Risorto agli apostoli del cenacolo, 
gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri. 
Riempi di amicizie discrete la loro solitudine. 
Rendili innamorati della terra, e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze. 
Confortali con la gratitudine della gente e con l’olio della comunione fraterna. 
Ristora la loro stanchezza, perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro.
Liberali dalla paura di non farcela più. 
Dai loro occhi partano inviti a sovrumane trasparenze. 
Dal loro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza. 
Dalle loro mani grondi il crisma su tutto ciò che accarezzano. 
Fa’ risplendere di gioia i loro corpi. 
Rivestili di abiti nuziali. E cingili con cinture di luce. 
Perché, per essi e per tutti, lo sposo non tarderà.

                                                                            (don Tonino Bello)

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