Vasto, “la vita è sacra nella pancia della mamma e nel migrante”: il successo della 48ª Giornata per la Vita
Un pomeriggio di testimonianze, musica e preghiera all’Auditorium S. Paolo gremito di famiglie, fidanzati e coppie che accompagnano i vari percorsi parrocchiali per la famiglia. Dal racconto commovente del Vescovo Bruno Forte alla ricetta per il futuro di Gigi De Palo e Anna Chiara Gambini.
VASTO – Non è stato solo un titolo, ma una realtà: “Prima i bambini”. La celebrazione della 48ª Giornata Nazionale per la Vita a Vasto è iniziata esattamente così, con il sorriso e l’energia dei piccoli alunni delle scuole parrocchiali di Altino e Cupello, che hanno aperto l’evento con uno spettacolo, mettendo letteralmente “prima” di tutto la gioia dell’infanzia.
Dopo l’invocazione allo Spirito Santo con il canto “Vieni Spirito forza dall’alto”, e la lettura del messaggio per la Giornata per la Vita della CEI, l’atmosfera si è fatta raccolta per l’intervento di S.E. Mons. Bruno Forte. Il Vescovo ha offerto una lectio breve e profonda sul passo biblico di Anna (1 Samuele 1,9-20), sottolineando come la genitorialità non sia un possesso, ma un atto di fiducia estrema nella Divina Provvidenza.
Il ricordo del Vescovo: “Debbo la vita a un atto di fede”
Un primo momento toccante è giunto quando Mons. Forte ha condiviso un frammento della sua storia personale. Ultimo di otto figli, ha ricordato il coraggio di sua madre che, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, decise di lasciare Avellino per Napoli seguendo un’ispirazione interiore e la devozione alla Madonna di Pompei. “La presero per pazza”, ha ricordato il Vescovo, “ma poco dopo la sua partenza, la casa dove vivevamo fu rasa al suolo”. Un racconto che ha reso tangibile il tema della gratitudine e del valore assoluto di ogni singola esistenza.
La lectio del Vescovo: fidarsi, affidarsi, confidare
L’intervento di Mons. Bruno Forte ha offerto una profonda rilettura del personaggio biblico di Anna, il cui nome significa significativamente “grazia” o “favore”. Attraverso un percorso in cinque tappe, il Vescovo ha delineato il profilo di una genitorialità che nasce dal dolore ma fiorisce nella speranza.
Il fulcro del suo commento si è snodato su tre verbi fondamentali che devono guidare ogni genitore e ogni cristiano:
- Fidarsi: Come Anna che, nonostante il dolore del “grembo chiuso” e l’incomprensione iniziale del sacerdote Eli, non smette di credere nella promessa di Dio.
- Affidarsi: L’atto di Anna che prega in silenzio nel Tempio, deponendo la propria angoscia e promettendo di restituire il figlio al Signore: una fede “viva e generosa” che non trattiene per sé, ma offre.
- Confidare: La certezza che Dio ascolta e risponde. Dopo l’esaudimento, Anna esplode in un canto di gratitudine (1 Sam 2,1-9), riconoscendo che nulla è saldo come la “Roccia” che è il nostro Dio.
Il dialogo con i coniugi De Palo: come uscire dall’inverno demografico
La parola è poi passata a Gigi De Palo e Anna Chiara Gambini, intervistati da don Giuseppe Schieda, referente e guida dell’equipe diocesana per la famiglia. Attraverso tre domande chiave, i fondatori della Fondazione per la Natalità hanno tracciato una rotta per il futuro:
- Cosa significa “Prima i bambini”? Per i De Palo significa rimettere i figli al centro delle politiche e dei pensieri di una nazione, non come “costo”, ma come investimento sociale.
- Le cause della crisi? Non solo economiche, ma culturali: la paura del futuro e la mancanza di reti di supporto che facciano sentire i genitori meno soli.
- Cosa fare di concreto? De Palo ha ribadito spesso nelle sue piazze (e lo ha confermato a Vasto) che serve una “quoziente familiare” reale e un cambiamento di mentalità: passare dall’io al noi. “La natalità è una questione di speranza, non di calcoli”.
La bellezza della famiglia: più “fico” di quanto immaginassimo
Il momento centrale del dialogo, condotto da Don Giuseppe Schieda, ha visto i coniugi De Palo raccontare la propria esperienza di genitori di cinque figli. Gigi, con la sua consueta schiettezza, ha confessato che da giovane – pur essendo un “animatore cattolico” – non avrebbe mai immaginato una vita così densa e numerosa.
L’incontro con Anna Chiara durante una Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) e il successivo matrimonio hanno aperto le porte a una scoperta grandiosa. “Essere genitori è molto più fico di quello che immaginavamo da adolescenti”, ha dichiarato la coppia. Non hanno nascosto le fatiche, ma hanno sottolineato come la bellezza della vita superi ogni calcolo razionale fatto “a tavolino” prima di accoglierla.
Giorgio Maria: la fragilità che salva altre vite
Il punto di svolta del loro racconto è stato la nascita dell’ultimo figlio, Giorgio Maria, affetto dalla sindrome di Down. Invece di chiudersi nel privato, i De Palo hanno scelto di condividere la propria quotidianità sui social, raccontando con naturalezza la sfida e la gioia di crescere un figlio “speciale”.
Questa testimonianza pubblica ha generato un miracolo concreto: Gigi e Anna Chiara hanno raccontato di essere a conoscenza di almeno sette coppie che, dopo aver visto il loro esempio e la loro serenità, hanno deciso di non abortire nonostante una diagnosi di sindrome di Down.
“Si cresce insieme ai figli”, hanno concluso i coniugi, ribadendo che la genitorialità non è un traguardo di perfezione, ma un cammino di maturazione continua dove i bambini, con la loro stessa esistenza, insegnano ai grandi cosa significhi davvero amare.
Gigi De Palo ha voluto scuotere la platea con una nota di forte speranza, citando i dati ufficiali dell’ultimo report della Fondazione per la Natalità. Le statistiche smentiscono l’idea di una gioventù disinteressata: tra i giovanissimi (11-19 anni), il 74,5% sogna una relazione stabile, il 72,5% desidera il matrimonio e circa il 70% vuole avere figli. Dato ancora più significativo: l’80% di questi ragazzi non si ferma all’idea di un figlio unico, ma ne sogna due o più.
“Il desiderio di famiglia non è morto nelle nuove generazioni”
Il gran finale con AnimaTema
Mentre gli adulti riflettevano, i numerosi bambini presenti sono stati protagonisti di un percorso parallelo curato da AnimaTema (progetto che unisce arte, fede e creatività) insieme alle maestre di Cupello e Altino. Attraverso laboratori creativi e la realizzazione di piccoli quadri, i bambini hanno “elaborato” a modo loro il valore della vita.
L’incontro si è concluso con il ritorno dei piccoli sul palco: un tripudio di colori e lavoretti che hanno mostrato, meglio di mille parole, che una società che accoglie i bambini è una società che non ha paura del domani.
L’evento ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e religiose, a testimonianza dell’importanza del tema per tutto il territorio. In prima fila erano presenti Don Nicola Del Bianco, Vicario Generale dell’Arcidiocesi e parroco di Santa Maria del Sabato Santo a Vasto, il sindaco Francesco Menna e l’assessora alle Politiche per la Scuola del Comune di Vasto, Anna Bosco.
Accanto a loro, diversi sacerdoti della diocesi, tra cui don Gianni Sciorra, padrone di casa, don Nicola Florio, parroco di Cupello e Vicario Episcopale per il Clero (oltre che incaricato regionale per la Pastorale Giovanile), e Don Sabatino Fioriti, Vicario Episcopale per i laici e già direttore dell’Ufficio Famiglia.











