Un raggio di speranza dietro le sbarre: l’indulgenza plenaria di San Francesco nella Casa Circondariale di Vasto
Nel cuore dell’estate, il primo agosto, la Casa Circondariale di Lavoro di Vasto ha vissuto un momento di profonda spiritualità e condivisione, in occasione dell’indulgenza plenaria di San Francesco d’Assisi. Un evento che ha trasformato la cappella del carcere in un luogo di grazia, dialogo e speranza.
Un incontro di anime e vocazioni
Promotori dell’iniziativa i gruppi del movimento ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito del vastese accompagnati da don Silvio Santovito, cappellano della struttura e fondatore della Fattoria Vita Felice, e Padre Massimiliano Sira, frate cappuccino proveniente dalla Sardegna e attualmente presente presso il Santuario dell’Incoronata a Vasto. Insieme, hanno guidato una celebrazione penitenziale ispirata al Vangelo dell’adultera, dove Gesù scrive sulla terra senza condannare. Un gesto che ha offerto lo spunto per riflettere sul valore della misericordia e del perdono e di come una sincera contrizione del cuore conduce innanzitutto a vivere una vita da risorti. All’evento hanno partecipato anche due parrocchiane volontarie di don Silvio.
La grazia dell’indulgenza: un ponte verso la libertà interiore
Padre Massimiliano ha spiegato con passione il significato dell’indulgenza plenaria, concessa per volontà di San Francesco e approvata dal pontefice dell’epoca: un dono che, se accolto con cuore contrito e sincera confessione, può condurre l’anima direttamente alla salvezza. “San Francesco desiderava ardentemente salvare le anime e portarle in paradiso,” ha detto il frate, “e questa indulgenza è un segno tangibile della misericordia divina.”
Testimonianze e presenze significative
All’evento hanno partecipato anche Giuseppina Rossi, funzionaria giuridico-pedagogica della Casa Circondariale5, da anni impegnata nel percorso educativo e rieducativo dei detenuti, e Maria Rosaria Parruti, Magistrato Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila, a testimonianza dell’importanza istituzionale dell’iniziativa.
Non è stata solo una celebrazione religiosa, ma un momento di testimonianza viva, dove i detenuti hanno potuto ascoltare parole di speranza e su cui poter riflettere sul valore della vita.
Un messaggio che va oltre le mura
Don Silvio, con la sua instancabile dedizione, ha ricordato che “nessuno è escluso dalla grazia di Dio. Anche chi ha sbagliato può rinascere, se trova qualcuno che lo accompagna con amore e verità.” La sua opera alla Fattoria Vita Felice ne è la prova concreta: un luogo dove il recupero non è solo possibile, ma quotidiano.

