“Tutti meritano rispetto ma solo Uno la nostra adorazione”
C’è un video che circola sul web (realizzato da Unicef), semplice ma potente. Una bambina — sempre la stessa — viene mostrata in due contesti diversi. In uno è vestita di stracci, trascurata, ignorata dai passanti. Nell’altro, indossa abiti eleganti, quasi aristocratici, e all’improvviso tutti si fermano, si voltano, si preoccupano. È sempre lei, ma il mondo la guarda con occhi diversi.
Questa scena ci interroga profondamente. Perché cambiamo atteggiamento in base all’apparenza? Perché la nostra reverenza si attiva solo davanti a chi appare importante, potente, visibile?
A volte, questo atteggiamento nasce anche da un tornaconto personale: “mi comporto così con questa persona perché magari potrà favorirmi in qualcosa.” È il classico atteggiamento dell’ipocrita.
Tendiamo ad avere comportamenti reverenziali verso chi riveste un ruolo: capi di Stato, artisti, politici… e dimentichiamo che ogni essere umano – dal più umile al più celebre – porta in sé il soffio della vita di Dio sin dal concepimento. Ogni cuore batte con la stessa dignità. Ogni anima ha lo stesso valore eterno.
Se riflettessimo più spesso sulla morte — la nostra e quella degli altri — forse certi atteggiamenti reverenziali, sterili e superficiali, si dissolverebbero. Tutto ciò che è terreno passerà.
Durante una recente visita a Roma, ho visto la folla accendersi al passaggio del Papa. Una scena di grande emozione e rispetto. Ma dentro di me è sorta una domanda: se quell’uomo non fosse vestito di bianco, se fosse solo un pellegrino qualunque, lo guarderemmo con lo stesso sguardo? Lo stesso vale per molte persone che incontriamo nei nostri contesti quotidiani: nel lavoro, nella società, nella Chiesa.
L’unico che merita davvero la nostra riverenza è Dio. Nei confronti del nostro prossimo, chiunque egli sia, l’atteggiamento più giusto è questo: siamo tutti sulla stessa barca, ognuno con un compito diverso, ma chiamati a dare il meglio di sé per il bene comune.
L’unico vero timore riverenziale lo dobbiamo a Lui. Lo chiamiamo “Santo timore di Dio” — che non è paura, ma consapevolezza profonda del Suo mistero e della Sua presenza.
Uno dei luoghi preferenziali dove Dio si fa realmente presente in modo concreto e tangibile è nella Santa Messa. Noi credenti professiamo che, nel momento della consacrazione, il pane e il vino diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo. È Dio stesso, vivo, che si dona a noi.
San Pio da Pietrelcina diceva: «Se la gente sapesse cos’è la Messa, dinanzi alle chiese occorrerebbero i carabinieri per governare le folle». E aggiungeva: «È più facile che il mondo si regga senza il sole, piuttosto che senza la Messa».
