“Sotto lo sguardo di Maria, scriviamo il nostro ‘Sì’: a Loreto il pellegrinaggio dei fidanzati 2026

LORETO – Venerdì 1° maggio 2026, l’Arcidiocesi di Chieti-Vasto ha rinnovato il suo appuntamento annuale presso la Santa Casa di Loreto. Il tradizionale Pellegrinaggio Diocesano dei Fidanzati, guidato dall’arcivescovo Bruno Forte e coordinato da un’affiatata e coinvolgente Equipe Diocesana Famiglia, ha visto tantissime coppie e diversi sacerdoti radunarsi per una giornata di festa, riflessione e preghiera dedicata quest’anno alla “Gioia dell’amore“.

La giornata si è aperta con l’invocazione dello Spirito Santo sulle note di ‘Vieni forza dall’alto’ e la lettura dell’Inno alla Carità (1 Corinzi 13, 1-13). Ad introdurre i lavori è stato Padre Bruno il quale, con un pizzico di emozione, ha ricordato che questo potrebbe essere il suo ultimo incontro con i fidanzati: il suo mandato è infatti giunto al termine dopo una proroga di due anni concessa da Papa Francesco. L’Arcivescovo ha ricoperto un ruolo cruciale nella Chiesa recente, essendo stato Segretario Speciale dei due Sinodi sulla famiglia da cui è scaturita l’Esortazione Amoris Laetitia.

Mons. Forte analizza il termine “amore” usando tre parole per sintetizzare la Gioia dell’amore: Eros ovvero l’amore possessivo o violento (termine assente nel testo di San Paolo perché non considerato vero amore), Philia, l’amicizia e la complicità, fondamentale anche tra sposi e l’Agape, amore gratuito e donato, che riceve proprio attraverso il dono di sé. Ed ecco i tre motivi fondamentali per cui l’amore è fonte di gioia: sentirsi amati da Dio (la consapevolezza di non essere numeri, ma creature desiderate e amate personalmente da un Dio eterno), la relazione con gli altri (l‘amore di coppia non deve essere chiuso in se stesso, ma deve aprirsi all’accoglienza, al rispetto e alla generosità verso il prossimo), la speranza e il dono reciproco (vedere il partner come un dono di Dio per diventare persone migliori, insieme, perdonandosi e ricominciando ogni giorno). “E allora il grande augurio che vorrei fare a tutti voi è che viviate sempre nella gioia dell’amore, che siate persone felici che si sentono amate profondamente a cominciare da Dio. E qui la preghiera è una grande forza, la messa domenicale è un aiuto grandissimo, ma persone che volendosi bene, donandosi l’uno all’altra, trovano sempre di nuovo la motivazione, l’energia per ricominciare ogni giorno, per guardare sempre in positivo la vita, per aprire il cuore alla speranza di un amore che vince per sempre il dolore e la morte.” – ha augurato il vescovo.

Sono seguite le testimonianze di tre coppie — rispettivamente con 7, 25 e 43 anni di matrimonio alle spalle — tutte intrise del profumo delle difficoltà e delle gioie di una vita vissuta autenticamente. Tra una testimonianza e l’altra la proiezione del video di Simone Cristicchi “Abbi cura di te” e dal simpatico e coinvolgente gioco “Vuoi essere maritato” che ha portato sul palco una squadra di fidanzati e una di fidanzate con Don GiuseppeGpT e l’aiuto da casa di Padre Bruno e l’iuto del pubblico.

Giusy e Luigi, una giovane coppia sposata da 7 anni con due figlie, si conoscono fin da bambini e sono stati fidanzati per 10 anni prima di sposarsi. Ammettono che non c’è stato un singolo momento preciso in cui hanno capito il disegno di Dio, ma guardandosi indietro vedono come tanti piccoli “pezzi di un puzzle” e coincidenze abbiano costruito la loro strada. Un aneddoto curioso: Luigi racconta di come la casa dove vivono a sembrasse destinata a loro già dai tempi dei nonni, quasi come se il loro “sì” fosse stato preparato da generazioni precedenti. La loro pazienza è messa alla prova quotidianamente, non solo in famiglia ma anche sul lavoro: Giusy è un medico di base e Luigi lavora con lei come segretario. Passano insieme 24 ore su 24. Descrivono l’amore non come un sentimento idilliaco, ma come lo sforzo quotidiano di “mettersi a fianco” dell’altro, rinunciando a un pezzetto di sé per accogliere le necessità e i cambiamenti del partner. Sottolineano l’importanza di continuare a scoprirsi ogni giorno, accettando che le persone cambiano fisicamente e caratterialmente nel tempo. Giusy vive la sua professione medica come una missione, entrando nelle case delle persone non solo per curare, ma per portare ascolto e conforto. Giusy è anche ministro straordinario dell’Eucaristia e porta la comunione agli anziani della sua contrada, un’esperienza che definisce di grande gioia: “vado da pochi vecchietti malati della mia contrada e, quindi, non solo porto farmaci, ma ecco, la cosa più importante che è un bel farmaco. Infatti, un giorno una vecchietta ultra novantenne mi ha detto una frase bellissima. Stavo andando via e mi ha detto: ‘Grazie perché mi porti Gesù, mi porti il mondo. Recentemente hanno iniziato a seguire le coppie che si preparano al matrimonio, scoprendo che nel dare supporto agli altri ricevono a loro volta una grande forza e arricchimento.

Anna e Fabrizio, una coppia sposata da quasi 25 anni, che condivide il proprio percorso di fede e di vita familiare. Hanno testimoniando la loro esperienza di sposi ricollegandosi a tre parole dell’ Amoris Laetitia: “Gratitudine“, “Accoglienza” e “Missione“. Ogni vita è un “progetto eterno di Dio”. Prima di diventare genitori, hanno dovuto riscoprirsi loro stessi come figli amati da sempre. Questa consapevolezza è fondamentale: se ci si sente amati per primi da Dio, accogliere l’altro (che sia il coniuge o un estraneo) diventa una conseguenza naturale. Fabrizio e Anna raccontano di essersi conosciuti e scelti, ma con la certezza che Dio li avesse scelti l’uno per l’altra molto tempo prima. Dopo aver avuto tre figli biologici (Angelo, Gemma e Vincenzo) e aver vissuto una vita parrocchiale attiva, Fabrizio e Anna ha sentito una chiamata ulteriore: l’affido. Anna ha proposto di aprire la casa a chi non aveva avuto le stesse opportunità dei loro figli. Dopo un percorso di formazione, hanno incontrato, un ragazzo che viveva in una casa famiglia. La famiglia ha accolto successivamente altri due bambini. Fabrizio descrive la loro casa come un luogo dove il ritrovarsi in otto attorno alla tavola rappresenta una vera festa. L’invito alle nuove coppie è di costruire case con “porte aperte” all’accoglienza. La fecondità non è solo biologica. La famiglia per il suo stesso bene non deve essere un “recinto protettivo” ma una realtà che esce da se stessa. Il matrimonio non è solo un amore umano, ma una “sovrabbondanza di Grazia” che Dio dona gratuitamente. Questa grazia deve diventare missione nel quotidiano, restando uniti alla parrocchia e alla comunità per non essere “isole”. Portando la loro testimonianza, Anna e Fabrizio hanno invitato i futuri sposi a scoprire la bellezza di una ‘porta del cuore sempre aperta’.

Giuliana e Nicola è una coppia sposata da 43 anni (fidanzati da 47), con tre figli e quattro nipoti. La loro storia esplora come la fede, il servizio e la tenerezza abbiano trasformato la loro vita familiare. La coppia descrive la casa e la tavola non come luoghi perfetti, ma come spazi di “sofferenze, lotte e gioie quotidiane”: La “Tavola Elastica”: La chiamano così perché può ospitare da 2 a 14 persone. senza maschere: A tavola è difficile mentire; i gesti e la quotidianità rivelano l’amore autentico. Nicola racconta con ironia di come, nei primi anni, mangiasse riso (che non amava) solo per amore della moglie, finché non ha trovato il coraggio di dirglielo con dolcezza. La preghiera e le prove della vita. Il loro percorso spirituale si è intensificato nei momenti di dolore, come la perdita dei genitori a pochi anni di distanza l’uno dall’altro. In quei momenti hanno capito che “non bastavano più a se stessi” e hanno cercato un senso più profondo nella preghiera. Hanno iniziato a frequentare i “campi famiglia” parrocchiali, lo scautismo e le Equipes Notre-Dame, che hanno dato un nuovo senso alla loro vita personale e di coppia. Il servizio pastorale (scout, diaconato, percorsi per coppie) non è visto come un peso, ma come qualcosa che fortifica il matrimonio. Giuliana inizialmente si sentiva esclusa dalla chiamata di Nicola al diaconato, ma poi ha compreso che era una grazia per la coppia: “eravamo chiamati noi due”. Nicola racconta con tenerezza di come i nipoti vedano il nonno “lavorare per Gesù” in parrocchia. Riflettendo sui 43 anni insieme, spiegano che la tenerezza cresce con l’età. Con profonda commozione, Nicola ha osservato che gli occhi sono l’unica parte di noi che sfida il tempo; per lui, dopo così tanti anni, continuare a perdersi nello sguardo della moglie è qualcosa di straordinario. La tenerezza è strettamente legata al perdono. Riconoscersi fragili permette di accogliere l’altro e prendersene cura. Alla richiesta di una parola di fiducia per le giovani coppie, citano una frase ispirata a San Macario: “Volare si può solo restando abbracciati”.

Padre Bruno ha concluso la sessione mattutina consegnando ai futuri sposi un immaginetta con il suo “decalogo dell’amore” una sorta di vademecum non solo spirituale ma soprattutto profondamente umana: Sforzatevi di essere per l’altro e per i figli testimoni dell’amore divino-Rispetta la persona dell’altro come mistero- Sforzati di capire le ragioni dell’altro – Prendi sempre l’iniziativa di donare e perdonare -Siate trasparenti l’uno con l’altra – Ascoltate l’altro, senza trovare alibi per chiudervi o per evadere – Rispettate i figli come persone libere – Date ai figli ragioni di vita e di speranza – Lasciatevi mettere in discussione dalle attese dei figli – Chiedete ogni giorno a Dio un amore più grande e fatelo insieme specialmente nell’eucarestia domenicale e festiva.

Concluso il pranzo comunitario, l’Arcivescovo di Chieti-Vasto ha narrato la storia della Santa Casa di Loreto; successivamente, dopo il rito penitenziale, la giornata ha raggiunto il suo culmine con la Celebrazione Eucaristica.

Durante l’omelia, il Vescovo si è soffermato sulla vocazione dell’uomo a rispecchiare l’immagine di Dio, che è Amore. Questa somiglianza non è un concetto astratto, ma si realizza concretamente attraverso tre direttrici indicate nel libro della Genesi: la relazione (il fondamento è la relazione di coppia tra uomo e donna. Amore, accoglienza e rispetto reciproco nel matrimonio rendono i coniugi “testimoni radiosi” della presenza di Dio nel mondo); il lavoro (nella visione cristiana, il lavoro non è una punizione, ma una collaborazione all’opera della creazione; ogni professione ha dignità perché permette di produrre “frutti di bene” per sé e per gli altri) e il riposo (il riposo non è un vuoto o un semplice stordimento, ma un tempo “pieno di Dio”; è il momento della riflessione, della bellezza e della celebrazione della Messa domenicale per ritrovare se stessi). La forza per vivere queste dimensioni deriva dall’unione con Gesù.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, i partecipanti si sono riuniti sul sagrato della Basilica di Loreto per una foto ricordo e per il rito delle promesse: scritte dai fidanzati l’uno per l’altro, sono state bruciate per lasciarle innalzare simbolicamente al cielo.

A tessere la trama in maniera sapiente e coinvolgente e organizzare nei minimi particolari il pellegrinaggio dei fidanzati 2026 l’equipe della pastorale familiare della diocesi Chieti Vasto, don Giuseppe Schieda affiancati dalle coppie Agata e Cristinziano, Anna e Fabrizio.

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