“Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto”

Antonio De Luca ci racconta come è nata e che cos’è “Gerico”

Il 28 ottobre 1995 è nata l’Associazione di Volontariato Gerico, la costola caritatevole della parrocchia di San Nicola. Antonio De Luca, il presidente dell’associazione ci racconta come è nata e come si è evoluta nel tempo.

Perché e come è nata l’Associazione Gerico?

È nata 22 anni fa su ispirazione dell’allora parroco di San Nicola Don Piero Santoro, Maria Giulia Moretta e tante altre persone che davano una mano in parrocchia. Prima di allora esistevano solo l’Azione Cattolica e la Caritas parrocchiale che esiste in tutte le parrocchie. Di attività di volontariato se ne facevano tantissime e spesso non arrivavamo a soddisfare tutte le necessità che ci si prospettavano. E così è nata la volontà di creare un’associazione che avesse come finalità esclusiva quella di aiutare il nostro prossimo più vicino e di farlo con una progettualità efficace e in più riuscisse, in qualche modo, anche a dare un messaggio forte all’intera città. Inoltre mentre prima tutte le attività di volontariato della parrocchia erano svolte fondamentalmente da chi frequentava l’Azione Cattolica dopo hanno avuto modo di aggiungersi a vario titolo anche persone un po’ esterne a questa realtà di cammino. Il “fare del bene al prossimo” ha acquisito così una identità tutta sua ed è diventata una vera “chiamata” per crescere nella scuola dell’amore di Dio per ciascun uomo.  Infatti dopo che abbiamo creato l’associazione molti hanno cominciato a dirci “io non posso venire ai vostri incontri ma se vi posso essere di aiuto in qualcosa, contate pure su di me”. E così ad esempio c’era l’infermiera che si prestava ad andare a fare delle punture a chi non se le poteva permettere ma ne aveva bisogno, l’insegnante in pensione che si prestava ad aiutare piccoli studenti, chi si rendeva diponibile per regalare un’ora del proprio tempo per stare con anziani, disabili, e tantissime altre forme di aiuto, ognuno nel suo piccolo secondo le proprie disponibilità umane e materiali. All’inizio avevamo istituito anche una “banca del tempo” grazie alla quale tutti potevano mettere a disposizione un’ora per l’aiuto al prossimo. 

Come si è evoluta l’associazione in questi ventidue anni di attività?

Nonostante sono passati tutti questi anni il cuore è rimasto lo stesso ed è quello della “chiamata” al servire il Regno di Dio nel senso più profondo del termine. Nella sostanza e praticamente si è evoluta andando ad affinare molte attività. Una nota molto importante in questo processo di trasformazione è stata sicuramente la formazione. Quando si aiuta chi è nel bisogno occorre farlo in un certo modo e a volte molte cose possono essere scontate ma non lo sono e allora il sapere e il conoscere aiuta! Una delle principali attività di Gerico è senza ombra di dubbio il “centro di ascolto” che ci permette di raccogliere i fabbisogni di chi è in difficoltà e poi in base a queste agire in raccordo con il parroco e la parrocchia. Ci sono degli eventi che per noi sono forme di “educazione alla carità ed alla pace nella comunità e nella città” e sono: “Gerico in festa” (che festeggeremo domani leggi), un evento che abbiamo aggiunto dopo che è venuta a mancare Maria Giulia Moretta; “la tombolata della carità e dell’accoglienza”; “la festa del rifugiato”; “il capodanno in comunità” e “il carnevale in famiglia”. Come sempre i volontari di Gerico continuano a gestire il centro di distribuzione di alimenti e di beni di prima necessità a chi ne ha bisogno e a soddisfare ogni esigenza in cui è possibile dare una mano. Una cosa nuova e bella che abbiamo introdotto da qualche anno è il corso di alfabetizzazione della lingua italiana.

C’è un motto che in qualche modo identifica Gerico?

Sì è un frase di don Pino Puglisi “Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto”. Abbiamo molti motivi per ringraziare Dio ma quando stai a contatto con chi è nel bisogno ti rendi conto che c’è anche da rimboccarsi le maniche e lavorare insieme agli altri affinchè diventi concretezza il desiderio di Dio: ai suoi occhi siamo tutti fratelli e quindi ci dobbiamo fare prossimi l’uno dell’altro.

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