Se non l’amore almeno l’amicizia

Commento al Vangelo di don Simone Calabria

III Domenica di Pasqua C (At 5,27b-32.40b-41; Sal 29; Ap 5,11-14; Gv 21,1-19)

Il Vangelo della terza domenica di Pasqua racconta della la terza apparizione di Gesù risorto agli apostoli. È un incontro che avviene presso il lago di Galilea e coinvolge soprattutto Simon Pietro.

Tutto inizia con lui che dice agli altri discepoli: “«Io vado a pescare»”. Niente di strano, era un pescatore, ma aveva abbandonato questo mestiere da quando, proprio sulla riva di quel lago, aveva lasciato le reti per seguire Gesù. E ora, mentre Gesù si fa attendere, Pietro, forse un po’ sfiduciato, propone agli altri di tornare alla vita di prima. E gli altri accettano: “«Veniamo anche noi con te». Ma «quella notte non presero nulla»”.

La “notte” non è solo una notazione temporale…è segno della mancanza del Signore e dello smarrimento.

Può succedere anche a noi, per stanchezza, delusione, magari per pigrizia, di scordarci del Signore e di trascurare le grandi scelte che abbiamo fatto, per accontentarci di qualcos’altro. Ad esempio, non dedichiamo tempo a dialogare in famiglia, preferendo i passatempi personali; si dimentica la preghiera, lasciandoci prendere dai propri bisogni; si trascura la carità, con la scusa delle urgenze quotidiane. Ma, così facendo, ci ritroviamo delusi: era proprio la delusione che aveva Pietro, con le reti vuote, come lui. È una strada che ci porta indietro e non ci soddisfa.

E Gesù, che cosa fa con Pietro? Torna, all’alba, ancora sulla riva del lago dove aveva scelto lui, Andrea, Giacomo e Giovanni…tutti e quattro li aveva scelti lì; non fa rimproveri, Gesù non rimprovera, tocca il cuore, si fece accanto alla loro stanchezza e incontrò la loro fatica e la loro delusione.

Egli chiese se avevano del pesce da mangiare, ma quei discepoli furono costretti a confessare tutta la loro povertà e impotenza. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». I discepoli accolsero l’invito e obbedirono: la pesca fu grande, miracolosa, oltre ogni misura. Di fronte a questa esperienza di fecondità e di gioia, “uno dei discepoli, quello che Gesù amava, riconobbe la voce e disse a Pietro: “È il Signore!”

Carissimi, quando nella nostra vita abbiamo le reti vuote, quando pensiamo che la nostra vita sia tutta una delusione, non è tempo di piangerci addosso, di svagarci, di tornare a vecchi passatempi. È tempo di ripartire da Gesù, è tempo di trovare il coraggio di ricominciare, è tempo di riprendere il largo con Gesù. Tre verbi: “ripartire, ricominciare, riprendere il largo”. Sempre, davanti ad uno sconforto, o a una vita che ha perso un po’ il senso, “oggi sento che sono andato indietro…”, ripartiamo da Gesù, ricominciamo, riprendiamo il largo! Lui ci sta già aspettando.

Pietro aveva bisogno di quella “scossa”. Quando sente Giovanni gridare: “«È il Signore!»”, lui subito si tuffa in acqua e nuota verso Gesù. È un gesto di amore, perché l’amore va oltre l’utile, il conveniente e il dovuto; l’amore genera stupore, ispira slanci creativi, gratuiti.

Carissimi, oggi Cristo risorto ci invita a uno slancio nuovo, a tuffarci nel bene senza la paura di perdere qualcosa, senza calcolare troppo, senza aspettare che comincino gli altri. Perché? Non aspettare gli altri, perché per andare incontro a Gesù bisogna sbilanciarsi”, rischiare, con coraggio. Chiediamoci: siamo capaci di qualche scatto di generosità, o ci chiudiamo nell’abitudine, o nella paura? Buttarci, tuffarci. Queste sono le parole che Gesù oggi ci dona.

Poi, alla fine di questo episodio, Gesù rivolge a Pietro, per tre volte, la domanda: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”.

Gesù usa un verbo raro, quello dell’agàpe, dell’amore grande; Pietro risponde con il verbo umile dell’AMICIZIA; lui, abituato a mettersi in mostra, esce dalla competizione, dice solo: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gesù a Pietro una prova d’amicizia: pascola i miei agnelli. “Pascolare” significa procurare l’alimento al gregge, cominciando dai più piccoli e deboli, porsi a servizio degli umili.

Seconda domanda: “Simone figlio di Giovanni, mi ami? Rimane il grande verbo dell’amore assoluto, ma non compare più il confronto con gli altri discepoli. Pietro sa di non poter rispondere con lo stesso verbo…è cosa da Dio, e si aggrappa all’amicizia, così umana, così rassicurante: “Certo Signore, tu lo sai che ti voglio bene”.

Questa prova d’amicizia sarà pascolare il suo gregge, abbandonare ogni forma di superiorità (diciamo noi: “io sono più bravo di te…”), per vivere per gli altri.

Nella terza domanda, Gesù si avvicina ancora di più al suo discepolo. È lui stesso questa volta ad abbandonare il verbo “amare” usando il verbo di Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?” Dobbiamo avere semplicemente un po’ di bene, un po’ di amore. Dio si mette al livello di Pietro, si mette a nostro livello: il tu è più importante dell’io. Solo così l’amore è possibile.

Gesù si fa’ mendicante d’amore, senza pretese. Quando interroga Pietro, interroga ognuno di noi: “sì, Signore, tu lo sai che ti vogliamo un po’ di bene, un po’ d’amicizia tra tanta indifferenza; non osiamo dire che ti amiamo, però, come Pietro, ti siamo amico. Allora chiamaci, abbi misericordia di noi…e ti seguiremo. Amen.

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