infiorata

Sarebbe bello se il Corpus Domini tornasse a parlare di Eucaristia più che di petali

Il Corpus Domini è la festa del Dio che cammina, del Pane vivo che attraversa le nostre strade e le nostre vite. È la celebrazione più concreta, più fisica, più quotidiana della fede cristiana: l’Eucaristia che esce dal tempio e si fa compagna di viaggio.

Eppure, sempre più spesso, l’attenzione si concentra altrove: sui colori, sulle forme, sulla perfezione dei disegni, sulla spettacolarità dell’allestimento. Il Corpus Domini non nasce per stupire gli occhi. Nasce per accendere il cuore.

Negli ultimi anni le infiorate del Corpus Domini sono diventate un fenomeno sempre più diffuso. Da Nord a Sud, piccoli borghi e grandi città si preparano alla processione con tappeti di fiori, disegni, crochet, installazioni colorate. Un colpo d’occhio suggestivo, capace di attirare visitatori, fotografi, curiosi. La scena è nota: mentre il Santissimo passa, molti occhi restano rivolti a terra, ai petali, alle geometrie. Una bellezza che incanta, sì, ma che rischia di diventare una distrazione dall’Essenziale.

Oggi viviamo immersi in infinite distrazioni, e questa non dovrebbe aggiungersi alla lista. Sarebbe bello, invece, che proprio in questa occasione lo sguardo e il cuore si orientassero alla Presenza viva dell’Eucaristia e a Colui che cammina con noi, raggiungendo anche chi ancora non conosce il Dio vivo e che incontriamo lungo le nostre strade in quel giorno.

Passiamo – o meglio, passa Lui – su tappeti di fiori, petali, disegni, crochet, colori. Ma mentre camminiamo, cosa guardiamo davvero?

  • Guardiamo i fiori o il Corpo di Cristo?
  • Ci emoziona la bellezza effimera o la Presenza eterna?
  • Ci colpisce la perfezione del disegno o la fragilità del Pane vivo che ci salva?

Il rischio è evidente: la festa diventa spettacolo, la processione diventa sfilata, l’adorazione si trasforma in un set fotografico. E allora la domanda è inevitabile: stiamo seguendo Gesù o stiamo seguendo un’estetica?

C’è poi un aspetto pratico, raramente affrontato con franchezza: il costo. Realizzare un’infiorata richiede materiali, fiori, logistica, ore di lavoro, talvolta contributi pubblici.

E allora la domanda si fa inevitabile: in un tempo in cui molte famiglie bussano alla Caritas, ha senso investire quei soldi in qualcosa che dura poche ore?

Non si tratta di demonizzare le infiorate: se vengono organizzate in un giorno diverso dal Corpus Domini hanno il loro perché e un senso preciso. Ma nel giorno del Corpus Domini rischiano di diventare una distrazione. È allora che dovremmo chiederci se la festa del Dio Vivo non meriti un investimento diverso: sulla fede, non sulla scenografia.

Il Corpus Domini è la festa del Dio Vivo, non del “Dio decorato”. È la festa della fede che cammina, non della “festa che si fotografa”. È la festa della sete di Cristo, non della sete di stupire.

Se un Comune o un’amministrazione vuole davvero sostenere la festa, allora diventi promotrice di:

  • percorsi biblici nei giorni precedenti
  • catechesi per adulti sulla Presenza reale
  • laboratori di carità che trasformino la fede in opere
  • incontri sul Catechismo della Chiesa Cattolica, il più grande sconosciuto
  • lettura di testi del Papa
  • momenti di adorazione prolungata

Questa è la vera preparazione. Questa è la vera festa. Questa è la vera evangelizzazione.

Ogni comunità, ogni amministrazione, ogni parrocchia dovrebbe avere il coraggio di chiedersi: “Questa festa porta davvero le persone a Cristo?” Se la risposta è sì, allora ogni gesto, ogni spesa, ogni iniziativa ha senso. Se la risposta è no, forse è tempo di ripensare le priorità.

Perché il Corpus Domini non è la festa dell’effimero. È la festa del Pane vivo che cammina con noi. E sarebbe bello, davvero bello, che tornassimo a guardare solo Lui.

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