San Giuseppe, padre coraggioso, lavoratore esemplare

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Nuovo programma di catechismo: diario di bordo di un’apprendista catechista – Parrocchie 3.1 (parrocchie31.it)

Segno di Croce, Padre Nostro, “Vieni Santo Spirito a guidare questo incontro, stai con noi illumina le nostre menti e tocca i nostri cuori”

Il 19 marzo il mondo celebra la festa del papà, e Santa Madre Chiesa celebra la festa di san Giuseppe, il padre putativo di Nostro Signore Gesù Cristo. Un’altra ricorrenza legata a San Giuseppe è il 1° maggio, festa di san Giuseppe lavoratore. Se Dio l’ha scelto come uomo a cui affidare il Suo unico Figlio Gesù di sicuro aveva qualcosa di speciale e quindi merita tutta la nostra devozione subito dopo Maria Santissima.

Nel brano del Vangelo dell’Annunciazione Giuseppe viene nominato come l’uomo a cui era stato promessa come sposa Maria.

Anche Giuseppe come Maria si fidò dell’Angelo e di diventare il padre putativo di Gesù e di prendersi cura fino in fondo di Maria, sua moglie e di Gesù.

Quanto fascino e stupore avvolge questa figura così cruciale nella storia di salvezza di ogni uomo!

Proviamo a immaginare questo santo ai tempi nostri.

Nonostante sia un personaggio che non pronuncia parole nei Vangeli, il suo esempio parla con una forza straordinaria, offrendo un modello prezioso per le nostre vite e le nostre famiglie.

Uomo Giusto e Silenzioso: Giuseppe è definito dal Vangelo come un “uomo giusto” (Mt 1,19). Questa giustizia si manifesta nella sua capacità di agire con saggezza e ponderazione, ma anche nel suo silenzio, un’atmosfera indispensabile dello spirito che ci invita a non lasciarci stordire dai “frastuoni” del nostro tempo.

La sua figura è un inno alla paternità intesa in senso pieno: fu padre adottivo assumendo la custodia legale di Gesù, padre affettivo donando il suo amore incondizionato, e padre educativo trasmettendo valori essenziali come la bontà, la fedeltà e la premura.

Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica Patris Corde ha dedicato ampio spazio a San Giuseppe come lavoratore. Proviamo a immaginarlo ai tempi nostri: egli sarebbe un lavoratore autonomo, un piccolo imprenditore che si trova a combattere con tutte le difficoltà di questo tempo, specialmente nei momenti di crisi economica o, come abbiamo sperimentato, di pandemia.

Usando le parole di papa Francesco “San Giuseppe è l’uomo di cui si fida il Cielo”. Il nome Giuseppe in ebraico significa “Dio accresca, Dio faccia crescere…Egli è un uomo pieno di fede nella sua provvidenza: crede nella provvidenza di Dio, ha fede nella provvidenza di Dio. C’è una fiducia e una stima reciproca tra Dio e san Giuseppe: Dio si fida di Giuseppe e Giuseppe nella sua vita terrena si è affidato completamente nelle mani di Dio divenendo le braccia che abbracciavano e coccolavano Gesù sulla Terra. Come San Giuseppe ha custodito Maria e Gesù, così oggi custodisce noi.

Nei Vangeli San Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!” (Papa Francesco)

Giuseppe con coraggio andando anche le usanze del suo tempo si fida di un sogno per fidarsi e prendere con sé e come moglie Maria, rispetta le leggi di Dio e leggi del suo tempo (quando è nato Gesù ha portato la sua famiglia a farsi censire e al tempio per l’offerta dei primogeniti)  allo stesso si è fidato ancora di un sogno per proteggere la sua famiglia da Erode e scappare in Egitto. Questo dimostra di quanto fosse un uomo con i piedi per terra ma che si fida di Dio.

Giuseppe non ha l’ansia e l’assillo di chi non ha fede in quella Provvidenza che sfama i passeri. La sua giustizia e la sua saggezza si manifestano nel suo approccio al lavoro: nei giorni di benessere economico, egli può aver realizzato mobili esclusivi con legname pregiato e preziosi intagli.

Nei momenti di crisi, sa adeguarsi. Rimodula il suo lavoro con creatività e lungimiranza, usando le sue conoscenze tecniche per inventarsi anche un nuovo prodotto in legno di basso costo e di largo consumo, pur di non far mancare il necessario a Gesù e Maria.

San Giuseppe è un marito, padre e lavoratore modello perché sa dare al lavoro il giusto peso. Egli si è costruito una famiglia per amore e sa che questo amore coniugale e genitoriale deve essere continuamente alimentato anche con la sua presenza fisica, umana e spirituale. Se fosse sempre chiuso nel suo laboratorio, come potrebbe curare queste relazioni familiari?

Il suo operato non è mai fine a se stesso: quando è nel suo laboratorio egli ci si dedica in anima e corpo perché è consapevole che il suo lavoro è un servizio rivolto a quelli che usufruiranno dei suoi servizi, e in ultima analisi, è un servizio a Dio.

Da uomo giusto e fedele, Giuseppe osserva scrupolosamente il riposo settimanale prescritto da Dio. La sua riflessione è profonda: se Dio, l’Onnipotente e Creatore di ogni cosa, si è riposato il settimo giorno e ha comandato all’uomo di onorare le feste, chi sono io per contravvenire a questa legge? “Sono forse immortale?”

Questa domanda ci riporta a una verità fondamentale: il riposo non è pigrizia, ma atto di fede e di obbedienza, che riconosce i nostri limiti e la signoria di Dio sul tempo e sulla nostra vita.

Le Tre Parole di Papa Francesco: sogno, servizio e fedeltà

Sogno 💭: Lasciarsi guidare dai sogni di Dio, che non ama rivelarsi in modo spettacolare, ma che chiede un cuore orientato verso di Lui, un orecchio interiore vigile per riconoscerne la voce.

Servizio 🛠️: Vivere un’accoglienza attiva e coraggiosa dei progetti di Dio, dedicando la vita al bene degli altri.

Fedeltà ✨: Crescere nella fedeltà quotidiana, nel silenzio e nella tenerezza, custodendo le proprie e le altrui debolezze.

San Giuseppe ci mostra come il vero protagonismo cristiano non si giochi sul campo della visibilità, ma nell’umiltà, nella concretezza e nella semplicità di cuore. Chiediamo a San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, di guidare le nostre famiglie e di sostenere tutti i lavoratori nelle loro fatiche.

Si potrebbe far realizzare uno dei simboli caratterizza l’iconografia più comune San Giuseppe: un bastone da cui sbocciano gigli.

Un giglio che potrà essere donato al proprio papà insieme ad una preghiera:

O caro san Giuseppe amico e protettore di tutti, tu che con gioia e amore hai aiutato il buon Gesù a crescere in età, sapienza e grazia, dona anche a me il tuo amore e la tua guida affinché anch’io possa crescere in età, grazia e sapienza seguendo l’esempio del tuo figlio adottivo.

Donami la tua grazia, aiutami ad amarti e a lasciarti essere mia guida che mi aiuta a camminare con gioia nel sentiero della mia vita amen.”

Per la realizzazione del bastone da cui fuoriescono dei fiori di giglio si potrebbe utilizzare questi materiali: gomma eva o carta crepla bianca e verde, colla al caldo e bastoncini per spiedini.

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