San Giuseppe: custode del Verbo incarnato

IV° settimana di Quaresima – Venerdì

San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria – SOLENNITÀ

Commento al Vangelo di Luca 2,41-51a

A cura di Don Giovanni Boezzi

Dopo Maria, Giuseppe è il più grande santo: «Il Signore ha riunito in Giuseppe, come in un sole, tutto quello che i santi hanno in termine di luce e di splendore» (San Gregorio di Nazianzo). Giuseppe, nato dalla stirpe di Davide, è stato prescelto come sposo di Maria e “custode del Verbo incarnato”. Nei vangeli non viene riportata alcuna parola di Giuseppe, ma solamente le sue azioni dalle quali traspaiono le sue qualità. “Uomo obbediente”: conosciuto il volere di Dio attraverso un sogno, Giuseppe si appresta a eseguirlo. È così sposa Maria, anche se lei aspetta un figlio che non è suo; fugge in Egitto con Maria e il bambino Gesù per sfuggire alla persecuzione di Erode; torna a Nazaret alla morte di Erode. “Uomo giusto”: in senso biblico è il timorato di Dio, l’obbediente ai suoi progetti. Giuseppe è giusto in quanto cerca di adeguarsi al piano di Dio nella vita di Maria. Non rinuncia al suo amore per Maria, ma glielo dichiara, “prendendola con sé”. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa Universale e San Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone Romano e ha confessato in tutta semplicità: «San Giuseppe, io lo amo tanto, a tal punto che non posso iniziare la mia giornata, né finirla, senza che la mia prima parola e il mio ultimo pensiero siano per lui».

Oggi prego con il Salmo 88.

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Dal Vangelo secondo Luca (2,41-51a)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.

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