Sagnitelle di San Vitale: non solo il respiro della festa
L’esperienza e il racconto di Francesca Torricella
La giornata di sabato 3 maggio 2025 è esordita con l’evento, per la città di San Salvo, delle famose sagnitelle dedicate alla devozione del Patrono San Vitale, Avvocato della nostra città. A tal proposito sono stata sottoposta ad un’intervista, e le incisive, rapide domande poste dalla Dottoressa Maria Napolitano che hanno lasciato uno spazio limitato e conciso alle risposte, mi hanno fatto riflettere sul senso della ricorrenza e del sapore che ha lasciato dentro.
Non solo il respiro della festa, ma vizi, virtù e problematiche di una comunità. La palestra come luogo di esercizio per tessere relazioni, tra confronti, lievi battibecchi, discussioni, benevolenze, popolo e autorità insieme si è espresso lo spirito della Comunità, della gente comune della città di San Salvo e non.

Non solo la manifattura materiale dell’impasto dei taralli e delle sagne, ma i vissuti che ognuno ha portato, il senso e l’espressione del proprio offrire che dona svariati significati di generosità. E gli insegnamenti, l’esperienza dettata da persone ormai avvezze da anni alla tradizione che accomuna lo spirito dei sansalvesi, un luogo di ritrovo, la palestra di Via De Vito per esercitarsi all’esperienza del bene comune: il ritrovarsi delle genti, il rivedersi, l’incontrarsi anche per un saluto ormai uscito fuori moda: poiché non ci si saluta più, per distrazione, per desueta usanza, per senso di superiorità o inferiorità, non ci incontra più, non ci si ritrova più, per la dinamica dell’indifferenza e del litigio che sovrasta ogni senso morale.
Così la festa riabilita all’esercizio del comunicare, del comprendere e del pensare stimolando la mente a scavare più in profondità. La palestra è stato il luogo rappresentativo di una fetta di mondo in miniatura, dove ogni dinamica relazionale si dispiega. E poi, dietro le quinte, la preparazione del sugo, come simbolo di crescita, di cambiamento della comunità sinonimo di produttività e di lavoro. Il mondo fuori, il mondo dentro, le necessità di ognuno e le complessità relazionali: dietro la richiesta di un singolo o più piatti di sagnitelle si incontra la reale necessità e il bisogno dell’altro, la voce dei giovani torna in auge, loro che sembrano scomparsi ad ogni evento, anche culturale e poi i ruoli gerarchicamente strutturati e per una volta, “i piccoli si sono resi grandi e i grandi piccoli”, in quel ruolo di servizio quale dovrebbe essere metaforicamente tale per consuetudine, il tutto accanto ad una chiesa che accoglie le diversità nell’abbraccio protettivo della figura di un Santo, Uomo, Padre, Avvocato del popolo tutto che accomuna “piccoli e grandi insieme” in una scia luminosa di fede e speranza.
Un grazie ai partecipanti tutti, a quelli che volevano e non hanno potuto esserci, a quelli che non hanno voluto per ragioni e circostanze e a quelli trattenuti da svariate ragionevolezze, nella rimembranza storica di ciò che siamo. Un grazie a Maria Napolitano per aver stimolato una riflessione nell’immensità di ogni singolo pensiero.
E per finire la memorabile sfilata dei trattori e dei cavalli istintivi e paurosi alla fiducia nel prossimo.
Francesca Torricella
