Roberta, mamma in campo scout con vent’anni di cammino e una nuova vita tra le braccia
Nel campo scout di Bovino, (leggi) tra tende, sentieri e fuochi accesi, c’era anche Bianca, la più piccola partecipante: otto mesi appena, portata in braccio dalla sua mamma Roberta, scout da vent’anni, ricercatrice e educatrice. La sua presenza ha reso visibile qualcosa di profondo: la maternità vissuta dentro lo scoutismo, come esperienza di cura, condivisione e comunità.
Una mamma in cammino
Roberta ha iniziato il suo percorso scout quando San Salvo celebrava i suoi primi dieci anni di gruppo. Da allora ha vissuto ogni tappa dello scoutismo: da Lupetta a Guida, da Rover a Capo. Ha portato nel suo lavoro di ricerca ciò che ha imparato nel campo, e nel campo ciò che ha scoperto nella sua professione. Un cammino coerente, fatto di valori, metodo e passione.
Bianca: la più piccola scout

Con il consenso e il sostegno del marito Alessandro, Roberta ha vissuto il campo con naturalezza, portando Bianca tra le attività, le veglie e i momenti di comunità. I bambini scout si sono lasciati coinvolgere, imparando a prendersi cura di lei, a rispettare i suoi ritmi, a proteggerla. È stato un vortice educativo, dove la cura non era solo verso la bambina, ma anche tra i bambini stessi, tra capi e genitori.
La cura che si moltiplica
Roberta ha vissuto la maternità non come un limite, ma come una possibilità educativa. Ha curato Bianca, ma anche i figli degli altri. Ha ricevuto cura dai bambini, dai capi, dai genitori. Ha mostrato che la cura è un gesto circolare, che si moltiplica quando è condivisa. In un ambiente dove non prende nemmeno il telefono, si è creata una rete di attenzione, ascolto e presenza.
Scoutismo come stile di vita
In questi vent’anni, Roberta ha portato lo scoutismo in ogni ambito della sua vita: nella ricerca, nella famiglia, nel lavoro. Ha vissuto la maternità come una tappa del cammino, non come una pausa. Ha dimostrato che lo scoutismo è una scuola di umanità, dove si cresce insieme, si educa insieme, si vive insieme.
Questo racconto di Roberta e Bianca è la testimonianza di come lo scoutismo possa diventare cura, maternità, comunità. Ogni tappa, anche la più delicata, può essere vissuta con gioia, forza e condivisione nonostante del difficoltà oggettive che ci possono essere.

Tutto con il supporto del marito Alessandro
Alessandro, pur non essendo scout, ha sempre sostenuto con amore e convinzione la scelta di vita di Roberta. Perché la ama, perché riconosce in lei la forza e la bellezza di un servizio che educa, che costruisce, che fa bene — a lei, a Bianca, e a tutti i ragazzi che accompagna come capo scout.
