“Ricchi per Dio”

(Commento al Vangelo di don Gianni Carozza)

Nel brano del vangelo c’è l’esortazione a staccarsi dai beni e donarli effettivamente a coloro che ne hanno bisogno. Ciò renderà più pronti all’incontro con il Signore. Ignorando il tempo della venuta del Signore il discepolo deve mantenersi sempre, vigile, attento e pronto “con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”.

Questa immagine è tipica di quel tempo perché il viandante orientale, per camminare più speditamente, cingeva bene ai fianchi la tunica sollevandola alquanto, accendeva la lucerna e camminava nella notte per evitare i calori del giorno.

Ricco per il mondo è colui che nuota nella sua ricchezza, il pagano che mira ad assicurare la sua realtà negli averi (beni e denaro). Ricco per Dio è colui che è aperto alla fiducia che conduce al regno e divide i suoi beni con gli altri: è la condizione dei poveri in spirito. Ricco è chi libero dai vincoli dell’avere, del possedere. I credenti della Chiesa sono già beati perché amano, perché hanno nel centro della loro vita la fiducia, sentono al loro fianco la presenza di Dio, perché sperano, perché lo stesso Dio già adesso si presenta loro come “Padre”. Questo è il tesoro sul quale si fonda e si arricchisce la loro esistenza.

Mostrando all’uomo la sua vera ricchezza, Gesù lo ha trasformato in un essere inquieto. Non può più riposare finché sospira quella fortuna, né può dormire finché attende il Signore di ora in ora. Non importa che il padrone non arrivi in un’ora prefissata, quello che conta è vivere nella tensione del suo arrivo.

Le tre parabole appena accennate sono legate da un’idea fondamentale: l’incertezza sull’ora della venuta del Signore e il conseguente dovere della vigilanza. È solo vegliando che si può entrare in comunione con la gioia del Cristo. L’errore fondamentale del cristiano è quello di pensare: “il padrone tarda a venire”. Vigilare indica un modo di essere (onesti, svegli, pronti) e di vivere (curare saggiamente e fedelmente i propri compiti).

Il tratto più significativo è, però, un altro: la splendida immagine del Signore che serve i suoi discepoli seduti a mensa. Nella sua seconda venuta il Signore ripeterà i gesti che ha compiuto nella prima: è infatti il medesimo Signore e il tratto che lo identifica è sempre lo stesso: “colui che serve”; cambiano i modi della presenza (umile o gloriosa), ma non il suo volto.

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