“Quaresima: ricerchiamo il volto di Cristo”

02 marzo 2022

Mercoledì delle ceneri: “in capite jeiunii”

E così tornano le Ceneri e con esse il Tempo sacro di Quaresima.
Che si deve fare in questo tempo di quaranta giorni (quarantaquattro, per l’esattezza, infatti i giorni che vanno da oggi fino a sabato sono stati aggiunti per avere quaranta giorni pieni di penitenza, perché la domenica non è mai giorno penitenziale, e neanche in quaresima)?
Dappertutto troverete consigli e strumenti per vivere al meglio il cammino quaresimale, perciò non ne aggiungerò di miei e non ne prenderò in prestito, neanche i consueti che la liturgia di questo giorno ci riconsegna ogni anno – e sarebbero sufficienti quelli – (preghiera, digiuno, elemosina). Vorrei solo fissare un obiettivo, per me almeno, voi fate come meglio credete: ritrovare un volto, anzi, il Volto!
Il terzo monito del Vangelo odierno (Mt 6,1-6.16-18) ci avverte di non “assumere un’aria disfatta” (lett. offuscare il volto), ma di “lavarsi la faccia”, piuttosto, nel momento in cui si pratica il digiuno.
Il digiuno, la penitenza quaresimale in generale, non è una maschera per sfigurare nascondendolo il nostro vero volto, ma un faticoso viaggio di ricerca di quel Volto impresso in noi nel Battesimo e che l’idolatria filautistica (l’amore di sé) ha nascosto, sfigurato. E il Volto, quello che il Padre si rallegra di vedere in noi, è quello del Figlio amato.
Per questa Quaresima ho voluto collocare nel presbiterio della nostra chiesa parrocchiale di Miglianico la gigantografia del Salvatore di Zvenigorod, un’icona di Sant’Andrej Rublev, il più grande degli iconografi russi. Oggi è esposta nella Galleria Tret’jakov di Mosca.
Perché questa scelta? due le motivazioni:
1) è il volto di Cristo che da sempre mi incanta maggiormente, forse non il più bello tra le infinite versioni di questo soggetto, ma su di me ha una forza evocatrice immensa;
2) per le vicende legate al suo ritrovamento. In breve: Rublev la dipinse nel XV insieme con altre icone, solo altre due superstiti, per l’iconostasi della cattedrale di Zvenigorod. Dopo gli eventi della rivoluzione bolscevica e la spoliazione di molte chiese con relativa distruzione di migliaia di icone, di questa si era persa ogni traccia. La rinvenne in circostanze “miracolose” un restauratore, tale Vasilj Kirikov: era in un deposito accanto alla cattedrale di Zvenigorod, usata come gradino della scala d’accesso alla rimessa. Tremo ogni volta che penso all’effetto che deve aver fatto il trovarsi all’improvviso di fronte questo sguardo mesto e pacifico, occhi benevoli e intelligenti, che scrutano nel profondo. Questo “Salvatore” è stato chiamato “il pacificatore dell’arte russa” (quanto ce n’è bisogno in questo momento!).
Ora voglio fare questo viaggio quaresimale non per sfigurarmi il volto e acquistare un po’ di santità, ma per andare a cercare e, per sua grazia, solo per sua grazia, ritrovare il suo Volto pacificante.
Chi vuol venire mi segua: andiamo insieme.
Vostro don Gilberto

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