Quanta sete di Dio c’è a San Salvo?

Quanta sete di Dio c’è a Vasto, Cupello, Monteodorisio, Montenero di Bisaccia, Lentella, Pescara,… Roma, Milano…in città?” E’ questa una domanda che gli “addetti ai lavori” (presbiteri, consacrati, responsabili di movimenti e laici) dovrebbero porsi costantemente e trovare dei modi per esaudire queste richieste. Di sicuro in ogni città c’è una sete di Dio molto più grande di ciò che generalmente si pensa. Spesso molti tendono a dire: “Ma a che serve ..tanto è sempre uguale”. E se è così dov’è l’ardore per quel Dio che “diciamo” di amare? Dio è un germe posto in ogni cuore e quando non ci si accorge di questa grande meraviglia si prova un grande senso di ricerca che si cerca di appagare in ogni modo. Mancano il “desiderio” e la “volontà” di seminare a prescindere da quelli che potranno essere i frutti o di chi li raccoglierà.

Ieri per la prima volta ho partecipato a un incontro di “Le 10 parole” tenuto da don Stefano Rossi a Montenero Di Bisaccia. Quasi tutti i posti occupabili della chiesa erano occupati non solo da capelli bianchi (anzi erano una minoranza) ma anche da giovani e adulti. “Le 10 parole” è un modello di catechesi ideato nel 1993 da don Fabio Rosini, responsabile per l’ ufficio vocazioni del vicariato di Roma, pensato per i giovani ma rivolto a tutti. Sono attualmente diffuse in tutta Italia e riscuotono sempre un grandissimo successo.

Cosa può convincere centinaia di persone a riunirsi, regolarmente ogni settimana, per 14 mesi, tolta una breve pausa estiva? E aggiungere ogni mese un sabato dedicato a incontri dal nome quasi incomprensibile come “scrutatio”, o dal nome un po’ triste di “ritiro”, per concludere nell’agosto del secondo anno con una intera settimana dedicata al “ritirone”?

La risposta è proprio la grandissima sete di Dio che c’è in ogni uomo e che cresce man mano che ti avvicini a Lui o quando non sai ancora niente di quel meraviglioso germe d’Amore posto dentro ciascuno di noi. In sostanza questo format non è altro che una serie di catechesi che ha preso un argomento (i dieci comandamenti visti nella prospettiva di insegnamenti che ti immergono in un mondo in cui ti senti amato e ti spinge a crescere nel’amore) e cerca di trasmetterlo in modalità kerigmatica, ossia da “innamorato che si illumina quando parla dell’amato”.

Ma quanti format ci potrebbero essere che vadano in questa direzione? Sicuramente un numero infinito! Come ha evidenziato il vescovo Rino Fisichella nel “Nuovo Direttorio per la catechesi” la maggior parte dei cristiani è ferma al catechismo di preparazione alla prima comunione o della cresima e nella maggior parte dei casi manca un format di catechismo permanente adulta kerigmatica. Il modello del “Le dieci parole” va proprio in questa direzione: farti entrare nella consapevolezza di un Dio che ti ama incondizionatamente e nella carne in ogni micro istante della tua vita e nella proporzione in cui ti senti amato impari a vivere da salvato e ad amare alla divina.

Tuttavia il modello di don Fabio Rosini per quanto grande sia è un modello sporadico che nasce lì dove ci sono dei sacerdoti che si innamorano di questo annuncio kerigmatico collaudato e decidono di riportarlo anche nella loro città.

In un ottica dell’innamorato di Dio che vuole condividere con tutto il mondo questo eccezionale disegno di amore, l’ideale è che questo modus operandi diventi quasi una regola che accomuni tutte le parrocchie e diventi una grandissima occasione di evangelizzazione. Sarebbe bello se in ogni città ci fosse un’equipe inter-parrocchiale permanente (non nel senso che ci devono essere sempre le stesse persone ma solo come organizzazione) di evangelizzazione che abbia il compito di creare questi “format d’amore” che arrivino a quanti più cuori possibili. I temi potrebbero essere più svariati ed essere personalizzati anche in base alle peculiarità di una città.

Senza la dimensione di un catechismo permanente si può correre il grandissimo rischio di diventare (usando un’ espressione forte di don Stefano Rossi di ieri sera) dei “praticanti non credenti” che partecipano a tutte le messe, a tutte le novene e sgranano tantissimi rosari ma non conoscono Colui per cui lo fanno: è la sposa che vede l’esteriorità dello sposo ma non sa niente di lui perché non è entrato mai in una vera relazione d’amore con lui!

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