“Pian piano stiamo tornando ad essere la Chiesa che si identifica non con la pasta ma con il sale”
Commento al Vangelo di don Andrea Manzone
La parola d’ordine del tempo contemporaneo è apparire. La schiavitù della visibilità affligge tutti, uomini e donne, poveri e ricchi, bambini e anziani. Con la telecamera frontale dello smartphone abbiamo preso coscienza che posso essere visto e quindi devo essere visto dal mondo intero.
La parola di Gesù accade, ieri come oggi, per demolire tutto ciò da cui erroneamente pensiamo di trarre vita e senso. Lo fa soavemente, come un buon maestro, attraverso le immagini quotidiane e banalissime del sale e della luce, a cui associa l’identità stessa del discepolo: «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo». Una missione tanto grande e altisonante da far tremare i polsi: in realtà, una missione bene precisa, quella di scomparire. Nessuno prende il sale per mangiarlo, ma per esaltare ciò che già c’è: il sale funziona se non si vede. Nessuno ricorre alla luce per osservare la luce in sé, ma attraverso di essa tutto assume contorno, visibilità e identità: la luce in sé stessa è accecante, nell’eccesso è persino buio. Ecco il primo e faticosissimo compito del discepolo: esserci per sparire, esserci per manifestare al mondo la gloria del Padre.
È una chiamata alla trasparenza, è la vocazione del cartello stradale: il fine è il Padre, la sua gloria, non la mia. L’opacità del discepolo, il rischio di un’eccessiva visibilità, è tanto grave quanto un sale non salato o una luce che si sottrae alla propria natura.
Queste parole di Gesù diventano anche una buona immagine per descrivere la natura e la missione della chiesa nel mondo contemporaneo. Siamo attoniti, spaesati e spesso terrorizzati (almeno noi cristiani) dalla dieta forzata che molte nostre attività e personale stanno subendo. Una chiesa piccola a cui non eravamo abituati; di tanto in tanto mega raduni, grandi adunate, manifestazioni folcloristiche e simili ci danno la sensazione di un revival dei “bei tempi”, ma la verità è che pian piano stiamo tornando ad essere la chiesa che si identifica non con la pasta ma con il sale, non con la quantità ma con il sapore, non con le cose ma con la luce, non con i propri successi ma con la gloria del Padre che risplende nelle nostre opere che hanno il sapore dell’amore e della comunione.
