“Per qualche istante, siamo diventati gli “eroi” della settimana”
I giovani di Azione Cattolica della Parrocchia San Nicola Vescovo di San Salvo raccontano Tor Vergata
Sveva, 19 anni.
Tornare a casa dopo soli due giorni di Giubileo è un’esperienza a tutti gli effetti: i capelli intrecciati, gli occhi assonnati, i vestiti sporchi di terriccio, ma il cuore vivo e pulsante.
Tornano alla mente tanti ricordi per cui il sorriso è una garanzia assicurata.
Durante questo tempo di grazia per noi giovani, mio fratello ha dovuto muoversi in carrozzina per la maggior parte del percorso, a causa di un problema al ginocchio. Tuttavia, questa parentesi un po’ triste è stata subito spazzata via da quella pennellata fresca e pastosa di tanti “santi ambulanti” incontrati lungo il cammino: primi fra tutti, gli amici dell’Azione Cattolica, che dove fiutano la possibilità di aiutare, si alzano e vanno di fretta (Lc 1,39), poi i tanti ragazzi generosi di diocesi italiane e straniere che ci hanno supportato, sia concretamente, aiutando a spingere la carrozzina, sia moralmente, con applausi e incoraggiamenti.
Per qualche istante, siamo diventati gli “eroi” della settimana: i social e i giornali parlano di folle immense di giovani da ogni parte del mondo, portatrici dei veri valori, la speranza del futuro.
Eppure, non tutti sono d’accordo con queste descrizioni. Qualche utente online ci ha descritto come poveri ragazzi, manipolati dalla Chiesa, che marciano per chilometri in espiazione dei propri peccati. Qualcuno ci ha rimproverato circa lo sporco lasciato lungo le strade, le metropolitane occupate, le strade più chiassose (io direi più vive, piuttosto). Altri hanno affermato che “la Chiesa campa da 2000 anni con la speranza, ma senza risultati”, che “la preghiera è improduttiva, impegnatevi in attività più concrete” oppure che siamo stati troppo concentrati sul pubblicare sui social la nostra esperienza, piuttosto che viverla.
Cari adulti, non abbiate paura di noi.
Non abbiamo marciato per espiare peccati, ma abbiamo fatto un pellegrinaggio che prefigura la nostra salita in Cielo; non siamo stati attaccati ossessivamente ai nostri cellulari, schiavi degli algoritmi, ma abbiamo condiviso su una nuova “terra di missione”, cioè il digitale, il nostro desiderio di essere santi; non siamo giovani perditempo partiti per fare una bella gita, ma ragazzi e ragazze che ardono dal desiderio di testimoniare Cristo, coscienti che la nostra fede è olio per alimentare la lampada della carità, la quale ci rende credenti credibili e creduti, come diceva don Tonino Bello.
Cari adulti, scusateci se abbiamo occupato i vostri mezzi di trasporto e se abbiamo lasciato rifiuti lungo le strade: non siamo venuti a Tor Vergata per creare disagio, ma per abbracciare il mondo nel segno di un’unica fede, assecondando la musica di un cuore eternamente giovane… Purtroppo commettendo anche degli errori.
Cari adulti, noi, giovani di tutta la terra, siamo la gioventù di Gesù Cristo, Redentore di tutta la terra.
Abbiate fiducia in noi, ricordando che la santità passa anche attraverso le nostre umane fragilità.
Se pensate davvero che siamo il futuro, credete in noi (per davvero!) e in Gesù Cristo (soprattutto!) e sentirete le fibre del vostro corpo tremare al passaggio della Speranza che non delude.
