“Pedagogua Divina”

Il mistero della Trinità divina è un invito a riflettere sulla pedagogia che Dio ha attuato per riportare l’umanità sulla retta via durante lo svolgersi della storia.

Dio Padre dà origine all’universo ed all’umanità.
È il periodo del Paradiso Terrestre dove l’armonia della natura e l’ assenza della morte, il più grande tra tutti i mali, rendono la vita luminosa e serena davanti all’onnipresenza di Dio.

Egli è fiero dell’umanità posta al vertice della creazione. Adamo ed Eva sono la sua immagine concreta attraverso l’uso corretto della libertà e dell’intelligenza.

Ma ad un certo punto è proprio quest’ultima che li spinge a sfidare il Creatore ed ad impancarsi a detentori delle chiavi del bene e del male. L’umanità, prima esente dall’influsso del male, comincia a pagare un pesante pedaggio al peccato.

Dio attraverso la scelta di un popolo eletto tenta un ricupero: stipula un’Alleanza (Abramo), fissa una Legge (Mosè); crea una nazione(Israele); sceglie una capitale (Gerusalemme) dove stabilisce la sua dimora (Tempio).

Ma tutto questo non basta perché l’Alleanza sbiadisce; la Legge si trasforma in un totem che indossa i panni di un nevrotico culto del Sabato; il Tempio si trasforma in una spelonca di ladri.

In questo contesto Dio irrompe nella storia come Figlio. Scende dall’alto dei cieli e si incarna nella natura umana e prende dimora tra noi. Nasce, cresce umanamente e spiritualmente come tutti noi; incarna la nostra quotidianità; esperimenta le nostre gioie e paure; subisce le ricadute delle nostre emozioni e sentimenti; percorre le nostre strade; insegna un nuovo modo di relazionarci; privilegia i poveri, gli ammalati e i peccatori; denuncia i soprusi e le ingiustizie; rivoluziona i rapporti attraverso il perdono; predica e testimonia il Regno dei Cieli apertamente e senza paura anche tra i supplizi della Croce.

I successi del Dio Figlio sono piuttosto magri. La morte lo fa uscire dal tempo ma non dalla storia.
Con la Pentecoste rientra e vi rimane, per sempre, come Dio Spirito Santo.
Qui si innesta il brano evangelico di oggi. Esso fa parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo.

Illuminati dallo Spirito i discepoli finalmente capiscono che il Figlio non è altro che la realizzazione dell’amore del Padre che ama tanto l’umanità da assicurare che, chi crede nel Cristo, “non muoia ma abbia vita eterna” (Gv 3, 16)”. In questa ricerca della fede l’umanità è assistita dalla costante luce di Dio Spirito Santo.

È una luce non fatta di fotoni ma di fede che illumina la strada del bene ed evita di precipitare nei tenebrosi burroni del male.
Questa scelta tra luce e tenebre è regolata da nessuna legge impositiva e giudicante, ma dalla sola libertà di coscienza di cui ogni uomo e donna è l’unico responsabile.
Dio non ci giudica, siamo noi gli unici attori responsabili della scelta esistenziale di vivere nella luce del bene o nel buio del male.

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