“Offriamo al Signore tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo e lui lo moltiplicherà”

(Commento al Vangelo di don Andrea Manzone)

La solennità del Corpus Domini è l’occasione annuale, insieme al giovedì santo, in cui la Chiesa si ferma a contemplare se stessa nel mistero eucaristico. La liturgia della parola di questa domenica offre diversi spunti di riflessione. San Paolo scrivendo ai Corinzi riporta delle parole che fanno memoria dell’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli.

Nell’ora suprema che precede la passione Gesù offre se stesso nel pane e nel vino aggiungendo una frase: fate questo in memoria di me. A prima vista, questa frase potrebbe riferirsi alla celebrazione della messa in cui effettivamente ripetiamo le parole e gesti di Gesù; in realtà questo comando di Gesù è molto più ampio: chi celebra l’eucarestia, chi mangia il corpo e beve il sangue di Cristo, deve fare l’eterna memoria della realtà dell’offerta di Cristo.

Chi celebra l’eucarestia è chiamato a consegnarsi e a consegnare la propria vita giorno dopo giorno, proprio come ha fatto il Signore Gesù. Ed è capace di consegnare la propria vita solo e soltanto chi si lascia nutrire dal Signore stesso, chi si nutre dello stesso Signore. In questa direzione va anche il Vangelo che oggi ascoltiamo.

Quando gli apostoli fanno notare a Gesù che è giunta l’ora di congedare la folla affinché si trovino da mangiare, Gesù si rivolge agli apostoli con una frase molto significativa: “Voi stessi date loro da mangiare“. Giocando un po’ con la frase potremmo anche dire: “Date voi stessi da mangiare loro“. Gesù sta invitando gli apostoli a uscire dalla logica mercantile e terrena per fare una cosa nuova. I cinque pani e due pesci, incapaci di sfamare una moltitudine del genere, nelle mani di Cristo diventano il nutrimento della salvezza: Gesù prende quanto essi hanno e quanto essi sono capaci di condividere, alza gli occhi al cielo, benedice, spezza, consegna e a nessuno manca nulla.

Noi siamo incapaci di moltiplicare il pane, tuttavia possiamo consegnare quel poco che abbiamo a Gesù e sarà lui non a moltiplicare ma a condividere attraverso le nostre stesse mani: noi abbiamo il grande potere di offrire. Sarebbe bello in questa solennità del Corpus Domini considerare nel suo vero significato quel rito, apparentemente di passaggio, che è l’offertorio. E quello il luogo e il momento liturgico in cui offriamo al Signore tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo affinché sia lui stesso a condividerlo e moltiplicarlo affinché i fratelli ne abbiano.

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